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Eccellenze di ieri e di domani

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“Nella foga di voler premiare quello che oggi sembra eccellenza, si sopprimono ricerche che potrebbero diventare la vera eccellenza di domani o dopodomani,” spiega a Millennium Francesco Sylos Labini, astrofisico del Centro Fermi di Roma. “La valutazione nazionale è una sorta di tecnologia di Stato,” aggiunge. “Si fa credere che la distribuzione dell’investimento pubblico in ricerca sia una questione tecnica, cioè oggettiva, e non una scelta politica, quale è.” Le ricadute tecnologiche sono un effetto collaterale della ricerca pubblica, specie teorica. “Per questo, nel medio e lungo periodo, è anche il principale motore della crescita economica di un paese industrializzato”.

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“Serve una politica scientifica e dell’università”

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“In questo momento la cosiddetta quota premiale è una parte del Fondo di finanziamento ordinario che viene drenata dalle università più deboli per darla a quelle più forti. È l’ANVUR a decidere che cosa è debole e che cosa forte, in base ai suoi criteri – sintetizza Francesco Sylos Labini, astrofisico che lavora al Centro Studi e Ricerche Enrico Fermi di Roma – Non abbiamo bisogno di questo, ma di intraprendere una politica scientifica e dell’università. Per fare un esempio concreto: non serve avere la clinica oftalmica migliore del mondo a Torino e tutto il resto del sistema sanitario a pezzi. È invece utile avere un Ssn che sia mediamente di buon livello perché se una persona ha un problema di salute a Messina deve poter trovare un ospedale adeguato. Questa è l’università che ci serve. Per raggiungere questo obiettivo non bisogna pensare in termini di premialità, di eccellenza, ma in termini strutturali di politica scientifica. Occorre cercare di aiutare le situazioni che sono in sofferenza, invece di chiuderle”.

 

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Il Tramonto della ricerca italiana?

Intervento al convegno “L’organizzazione della ricerca storica in Italia” In occasione degli 80 anni della Giunta centrale per gli studi storici Roma, 16-17 dicembre 2014 (view more here)

[ps. in queste slides si possono leggere i dati – già pubblicati tante altro volte su Roars – complessivi degli effetti della legge 133/2008 e della successiva Legge “Gelmini” che non erano leggi che “ci chiede l’Europa” :  anzi tutta farina del nostro (loro) sacco. ]