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Ricerca e sviluppo come snodo per l’innovazione produttiva in Europa

UKEU_Jun2016La crisi economica del 2007-2008 ha rappresentato un punto di svolta storico nello sviluppo di molte economie nazionali. In particolare, alcuni paesi hanno interpretato la crisi come un’occasione per rilanciare le proprie politiche di sviluppo e dunque per aumentare l’investimento in ricerca e sviluppo (R&S) mentre altri hanno adottato, per ragioni diverse, una politica opposta che si è realizzata in tagli di bilancio proprio nei settori più sensibili da un punto di vista dello sviluppo tecnologico: ricerca, innovazione e alta formazione.

Se tra il 2000 e nel 2015 la media della spesa pubblica in R&S rispetto alla spesa pubblica totale dei paesi OCSE non è cambiata in maniera sensibile, rimanendo intorno a poco meno del 2%, vi sono state delle differenze importanti nella distribuzione di questa spesa tra i diversi paesi. Ad esempio la Germania ha aumentato l’investimento arrivando quasi al 2%, la Corea del Sud ha quasi raddoppiato puntando al 4% mentre la Spagna, l’Italia, la Francia e anche il Regno Unito hanno ridotto sensibilmente la spesa tra il 20% e il 40%, attestandosi tra l’1% (Italia) e l’1,5% (Regno Unito).

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Le previsioni sbagliate dell’economia dell’equilibrio

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Nel novembre del 2008 la regina Elisabetta II, durante una visita presso la London School of Economics (LSE), chiese alla platea gremita d’insigni professori come mai nessuno di loro avesse previsto la devastante crisi appena scoppiata. La domanda della Regina è stata una cartina di tornasole dell’irreale dibattito in campo economico. È stata una delle prime volte in cui gli economisti, e in particolare quelli appartenenti alla scuola mainstream, la cosiddetta scuola neoclassica, sono stati chiamati a spiegare le loro posizioni e le ragioni del fallimento delle previsioni di fronte all’opinione pubblica. In questo modo il dibattito ha smesso di essere relegato all’interno della comunità accademica o, peggio ancora, all’interno della stessa scuola mainstream (di cui, peraltro, quasi tutti i docenti della LSE fanno parte). Continue reading Le previsioni sbagliate dell’economia dell’equilibrio