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Le previsioni sbagliate dell’economia dell’equilibrio

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Nel novembre del 2008 la regina Elisabetta II, durante una visita presso la London School of Economics (LSE), chiese alla platea gremita d’insigni professori come mai nessuno di loro avesse previsto la devastante crisi appena scoppiata. La domanda della Regina è stata una cartina di tornasole dell’irreale dibattito in campo economico. È stata una delle prime volte in cui gli economisti, e in particolare quelli appartenenti alla scuola mainstream, la cosiddetta scuola neoclassica, sono stati chiamati a spiegare le loro posizioni e le ragioni del fallimento delle previsioni di fronte all’opinione pubblica. In questo modo il dibattito ha smesso di essere relegato all’interno della comunità accademica o, peggio ancora, all’interno della stessa scuola mainstream (di cui, peraltro, quasi tutti i docenti della LSE fanno parte). Continue reading Le previsioni sbagliate dell’economia dell’equilibrio

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Clima, non basta dare risposte semplici a problemi complessi

NON C’È PIÙ TEMPO Si valuta che l’influenza umana abbia causato più della metà dell’aumento di temperatura nel periodo 1951-2010. Adesso servono modelli di previsione più affidabili perché, dall’ambiente all’economia, facciamo troppi errori.

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Le ineffabili previsioni del FMI

Il grafico che segue, realizzato sulla base dell‘Economic report of the president, illustra il fallimento sistematico delle previsioni del Fondo Monetario Internazionale. Niente in confronto al fallimento della previsione della Grande Crisi del 2008. Le previsioni sono davvero sempre sbagliate in economia?  Quali?  Perché? L’economia e’ una scienza?  Le risposte in ‪#‎RischioPrevisioni‬ (Rischio e Previsioni, cosa ci dice la scienza sulla crisi).

 

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Cambiamenti climatici: previsioni, informazione e politica

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I governi di più di 190 nazioni riuniti alla conferenza di Parigi sul clima dal 30 novembre all’11 dicembre guardano al decennio successivo al 2020, quando si esauriranno gli impegni attuali in materia di emissioni di gas serra. Il punto chiave è l’intreccio inestricabile tra scienza, informazione e politica, che è centrale non solo per la comprensione del problema dei cambiamenti climatici da parte dell’opinione pubblica ma anche per stimolare l’adozione di politiche d’intervento efficaci.

La comprensione dei cambiamenti climatici globali, a differenza del “meteo” ordinario, pone dei problemi teorici e osservativi molto rilevanti. Per quanto riguarda la modellizzazione teorica, la difficoltà è dovuta al fatto che giocano un ruolo importante contemporaneamente variabili che hanno tempi-scala molto lunghi (millenni, come ad esempio quelli che governano le circolazioni profonde), variabili che hanno tempi-scala di mesi (tipiche delle strutture geofisiche), fino a quelle che hanno un tempo scala molto breve (ore/giorni, che sono connesse al fenomeno della turbolenza). Da un punto di vista osservativo le misure storiche del clima sono ottenute, ad esempio, dai profili di temperatura dalle trivellazioni, dai carotaggi nel ghiaccio, dall’analisi di strati di sedimenti, registrazioni dei livelli del mare del passato, ecc. D’altra parte i cambiamenti climatici più recenti possono essere misurati solo su scale di tempo relativamente lunghe, dell’ordine almeno di qualche decennio. Mentre alcune cause del cambiamento di lungo periodo del clima sono ben note – come le variazioni nella radiazione solare ricevuta dalla Terra, la tettonica a zolle, le eruzioni vulcaniche, ecc. – il problema cruciale è però stabilire se le attività umane siano causa rilevante del recente riscaldamento globale.climate_graphs

Venticinque anni fa è stato fondato il gruppo di esperti intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) cui è stato attribuito il premio Nobel per la pace nel 2010 per il lavoro svolto. L’ultimo rapporto, del 2013, ha posto dei solidi punti fermi nella modellizzazione e nell’osservazione dei cambiamenti climatici. Tre variabili climatiche cruciali, prese in esame dall’IPCC fin dal 1995, cioè la concentrazione di carbonio, la temperatura superficiale e l’aumento del livello del mare, non solo hanno seguito la tendenza prevista, ma sono sostanzialmente risultate all’interno della incertezza della previsione.

 

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Prefazione a “Previsioni. Cosa possono insegnarci la fisica, la metereologia e le scienze naturali sull’economia” di Mark Buchanan

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Questo libro, scritto da un fisico, discute le idee e i concetti che sono alla base di quel pezzo della teoria economica generalmente chiamata neoclassica – fondamento della dottrina neoliberista – che è a quanto pare quella culturalmente e politicamente dominante in questi tempi difficili. Potrebbe sembrare curioso che un fisico, il cui oggetto di studio è usualmente rappresentato da atomi, molecole, pianeti o galassie, abbia qualcosa di rilevante da dire riguardo alla regina delle scienze sociali: l’economia. Gli esseri umani, al contrario delle particelle elementari o delle stelle, sono dotati di libero arbitrio, ma soprattutto le leggi che regolano le modalità con cui un individuo compie le proprie scelte e con cui diversi individui entrano in relazione tra loro sviluppando comportamenti di gruppo sono a noi sconosciute; anzi è lecito dubitare che queste leggi siano ben definite. Per contro, conosciamo le leggi fondamentali che regolano, ad esempio, le interazioni tra le cariche elettriche o tra i pianeti e il Sole: tali leggi, come ad esempio la gravità, sono universali e sono le stesse in differenti punti dello spazio e in tempi diversi. Continue reading Prefazione a “Previsioni. Cosa possono insegnarci la fisica, la metereologia e le scienze naturali sull’economia” di Mark Buchanan

Complessità economica: un contributo dei fisici alle previsioni in economia

Le previsioni posso essere distinte in due categorie generali. La prima comprende quelle utili a falsificare una teoria scientifica. La seconda categoria comprende le previsioni che, dando per assodata la validità e la conoscenza delle leggi dinamiche, attraverso la combinazione di grandi quantità di dati osservativi, di simulazioni numeriche e di modelli fenomenologici, si propongono di fornire degli elementi predittivi su sistemi aperti e complessi che possono essere di aiuto ai decisori politici per scopi diversi, dalla prevenzione di calamità naturali alla protezione civile.

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Quando crescerà il Pil?

La maggior parte delle previsioni in economia sono caratterizzate dall’essere smentite dai fatti; questo poiché basate su un modello teorico che non è grado di descrivere la realtà e dunque tantomeno di fare previsioni corrette. In assenza di un affidabile modello teorico di riferimento, per eseguire previsioni, è possibile usare il “metodo degli analoghi”, che permette, dalla conoscenza dello stato del sistema fino a un tempo abbastanza remoto nel passato, di inferire lo stato futuro. Questo metodo non si può applicare a qualsiasi sistema, ma solo a quelli che mostrano un comportamento relativamente semplice, cioè a sistemi che non hanno un comportamento caotico per cui una piccola incertezza nella conoscenza del sistema a un certo tempo può causare una grandissima variazione nella conoscenza dell’evoluzione del sistema in un tempo futuro – il famoso effetto farfalla. Continue reading Quando crescerà il Pil?

Equilibrio e crisi economiche: gli economisti neoclassici sono come i meteorologi?

Si è discusso spesso sull’uso della matematica in economia. C’è chi sostiene che usare la matematica sia evidenza di quel rigore formale che fornirebbe all’economia lo status di scienza esatta sull’esempio della fisica: ad esempio Luigi Zingales scrive nel suo Manifesto Capitalista:

La storia della fisica nella prima metà del XX secolo è stata una straordinaria avventura intellettuale: dall’intuizione di Einstein del 1905 sull’equivalenza tra massa e energia alla prima reazione nucleare controllata del 1942. Lo sviluppo della finanza nella seconda metà del Novecento ha caratteristiche simili”.

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