Il fisico teorico Francesco Sylos Labini, ricercatore presso il Centro ‘Enrico Fermi’ di Roma, lo ha spiegato in modo molto succinto ed efficace in un post sui social media il 19 maggio: la Cina ‘negli ultimi due decenni è diventata leader globale nelle tecnologie solari (85% dei pannelli), nelle batterie (80% delle batterie), nelle turbine eoliche (60%) e nei veicoli elettrici (60%), trasformando la transizione energetica in una leva di potenza industriale e geopolitica. Questo risultato – sottolinea Sylos Labini – è il frutto di una strategia di lungo periodo: un ecosistema industriale integrato lungo tutta la filiera, dalle materie prime ai prodotti finali, sostenuto da investimenti massicci in ricerca, formazione ed economie di scala’. E’ esattamente quello che non ha fatto l’Ue.
‘Le difficoltà europee derivano in larga misura dall’assenza di una politica industriale coerente di lungo periodo. Alla base vi è un presupposto teorico preciso: la fiducia nell’equilibrio di mercato come meccanismo spontaneo di coordinamento. Nel progetto europeo, mercato unico e concorrenza sono stati elevati a principi ordinatori, mentre l’intervento pubblico è stato progressivamente limitato. In questo quadro, la transizione verde è stata affrontata soprattutto come un problema regolatorio, più che come una strategia industriale. La transizione energetica non è soltanto una questione ambientale, ma una politica di programmazione industriale e di autonomia strategica. Chi non la affronta come tale non solo resta indietro nella decarbonizzazione, ma perde competitività economica e si espone a una condizione strutturale di debolezza’, conclude Sylos Labini
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