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Solo briciole per la ricerca

(Intervista per The Post International)

<<Mi ha colpito che l’aumento delle spese militari sia stato votato da un giorno all’altro, senza alcun dibattito pubblico , sottolinea a TPI Francesco Sylos Labini, direttore di ricerca al Cref – Centro ricerche Enrico Fermi e fondatore del sito Return on Academic Research (Roars) dedicato alla discussione di temi della politica dell’università e della ricerca. Tutti coloro che si schierano sempre contro l’aumento della spesa pubblica, per qualsiasi motivo, stavolta non hanno detto una singola parola. Ogni investimento per l’università negli ultimi 10 anni era visto come acqua versata in un secchio bucato. Invece la spesa militare chi la monitora? Chi la valuta? Niente, di questo non si discute >>

Intervista su “Domani”

(vai al link)

Il merito solo al nord

Ma chi decide chi sono i meritevoli e qual è il rischio di questo meccanismo? La pagella delle università su cui si basa la divisione dei premi viene scritta ogni anno dall’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), ente pubblico che fa capo al ministero dell’Istruzione. I criteri elaborati finiscono di fatto per premiare nella prevalenza dei casi le regioni del Nord: nell’ultimo rapporto Anvur le università del settentrione, infatti, riportano tutte un livello elevato mentre al Sud e nelle isole solo quattro sono definite «pienamente soddisfacenti».

«Il risultato di questa operazione matematica non tiene sostanzialmente conto dell’unico vero criterio di valutazione: il rapporto tra le performance, le risorse dell’università e il contesto territoriale ed economico in cui sono inserite: funziona un po’ come nelle classifiche del calcio, vincono i più forti col budget più alto, e questo fa sì che il loro budget diventi sempre maggiore, mentre i “meno forti” entrano in una spirale verso il basso da cui non hanno modo di uscire e che li porta ad avere sempre meno risorse», dice Francesco Sylos Labini, fisico e docente universitario fondatore della rete Roars (Return on Academic Research), voce critica del mondo della ricerca italiano.

«Questo meccanismo – continua – ripropone all’infinito lo status quo senza contribuire in alcun modo a colmare i divari e le disuguaglianze. Gli effetti si riflettono anche sugli studenti: si proteggono i bravissimi che arrivano all’università già bravissimi ma non si riesce ad elevare il livello medio generale».

E i fondi per la ricerca?

La trasmissione “Tutta la città ne parla” su Radio Rai 3 del 28 aprile 2021 è stata dedicata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in per quanto riguarda la ricerca. Quanti fondi sono previsti per la ricerca dal PNRR? Quali le opinioni del mondo scientifico? Quanti fondi sono destinati alla ricerca, e in particolare a quella scientifica, nei programmi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza? Su quali dati si fondano le critiche di chi li ritiene insufficienti e quali i modelli stranieri replicabili anche nel nostro Paese? 

Gli ospiti:

Francesco Sylos Labini, fisico, a sua attività di ricerca include la fisica statistica, la cosmologia, la dinamica gravitazionale. È presidente dell’associazione Roars – Return on academic research and school

Massimiano Bucchi, professore di Sociologia della Scienza e di Comunicazione, Scienza e Tecnica all’Università degli Studi di Trento. Dal 2018 è anche direttore del Master in Communication of Science and Innovation

Sandra Savaglio, astronoma, astrofisica, docente presso l’Università della Calabria, è assessora all’istruzione della Regione Calabria

Giorgio Parisi, professore emerito di Fisica teorica alla Sapienza di Roma, è tra i firmatari del Piano Amaldi 

Ugo Amaldi, fisico, presidente emerito della Fondazione TERA di Adroterapia oncologica, tra i protagonisti al CERN, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle posto al confine tra Svizzera e Francia, ha insegnato nelle università di Milano e Firenze, primo firmatario del piano che porta il suo nome per lo sviluppo della ricerca sottoscritto dai più autorevoli scienziati italiani

LINK alla trasmissione

Lode allo Spallanzani, ma i ricercatori italiani che vita fanno?

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Intervista a Francesco Sylos Labini di Marco Veruggio

Dopo la notizia che un team di ricercatrici dell’Istituto Spallanzani ha isolato il coronavirus tutti a sperticarsi in lodi alla ricerca italiana e ai centri di eccellenza della sanità pubblica. Ieri le maggiori testate si inchinavano a Francesca Colavita, la ricercatrice precaria che guadagna 1.500 euro al mese, e alle altre artefici dell’impresa. Il Corriere della Sera dedicava persino una scheda con tanto di fotografia a ciascuna. Ma l’impressione è che si tratti del classico quarto d’ora di gloria, un po’ anche per mettersi a posto con la coscienza, per ripiombare immediatamente nel tran tran dei tagli alla ricerca e degli editoriali del Corriere in cui Giavazzi e Alesina ci spiegano che le università pesano troppo sulla fiscalità generale, indicando la Bocconi come modello virtuoso. Per uscire dalla logica della pacca sulla spalla abbiamo chiesto a Francesco Sylos Labini, astrofisico, saggista e fondatore del sito Roars, dedicato alla politica dell’università e della ricerca, di spiegarci in che situazione versano i ricercatori italiani prima che il sipario dell’attenzione mediatica si richiuda sui loro destini incerti. Continue reading Lode allo Spallanzani, ma i ricercatori italiani che vita fanno?