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Lode allo Spallanzani, ma i ricercatori italiani che vita fanno?

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Intervista a Francesco Sylos Labini di Marco Veruggio

Dopo la notizia che un team di ricercatrici dell’Istituto Spallanzani ha isolato il coronavirus tutti a sperticarsi in lodi alla ricerca italiana e ai centri di eccellenza della sanità pubblica. Ieri le maggiori testate si inchinavano a Francesca Colavita, la ricercatrice precaria che guadagna 1.500 euro al mese, e alle altre artefici dell’impresa. Il Corriere della Sera dedicava persino una scheda con tanto di fotografia a ciascuna. Ma l’impressione è che si tratti del classico quarto d’ora di gloria, un po’ anche per mettersi a posto con la coscienza, per ripiombare immediatamente nel tran tran dei tagli alla ricerca e degli editoriali del Corriere in cui Giavazzi e Alesina ci spiegano che le università pesano troppo sulla fiscalità generale, indicando la Bocconi come modello virtuoso. Per uscire dalla logica della pacca sulla spalla abbiamo chiesto a Francesco Sylos Labini, astrofisico, saggista e fondatore del sito Roars, dedicato alla politica dell’università e della ricerca, di spiegarci in che situazione versano i ricercatori italiani prima che il sipario dell’attenzione mediatica si richiuda sui loro destini incerti. Continue reading Lode allo Spallanzani, ma i ricercatori italiani che vita fanno?

Intervista su La Repubblica

Diapositiva1“In questi anni – spiega Francesco Sylos Labini, ricercatore del Cnr-Isc – la missione Gaia, un satellite dell’Agenzia spaziale europea progettato per indagare origine, evoluzione e struttura della Via Lattea, sta compiendo misurazioni astrometriche di altissima precisione, determinando la posizione di oltre un miliardo di stelle sulle quali è stato appena pubblicato il data release 2, il più grande e accurato censimento di informazioni quali posizioni, velocità e altre proprietà stellari. In particolare, è ora possibile esplorare lo spazio delle fasi (posizioni e velocità) di oltre sei milioni di stelle nel disco della Via Lattea. Le mappe delle velocità stellari pubblicate da Gaia coprono una distanza fino a 12 kilopaserc (kpc), unità di misura impiegata in astronomia per indicare la distanza fra oggetti celesti. Noi siamo stati in grado di estenderle fino a 20 kpc, tre volte in più rispetto alle mappe ufficiali, utilizzando una ricostruzione statistica della distanza”. – I ricercatori hanno quindi misurato deviazioni significative dalla circolarità nelle orbite medie delle stelle del disco della Via Lattea, insieme a un gradiente di velocità radiale di circa 40 km/s e di un gradiente di velocità verticale di 20 km/s.

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Eccellenze di ieri e di domani

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“Nella foga di voler premiare quello che oggi sembra eccellenza, si sopprimono ricerche che potrebbero diventare la vera eccellenza di domani o dopodomani,” spiega a Millennium Francesco Sylos Labini, astrofisico del Centro Fermi di Roma. “La valutazione nazionale è una sorta di tecnologia di Stato,” aggiunge. “Si fa credere che la distribuzione dell’investimento pubblico in ricerca sia una questione tecnica, cioè oggettiva, e non una scelta politica, quale è.” Le ricadute tecnologiche sono un effetto collaterale della ricerca pubblica, specie teorica. “Per questo, nel medio e lungo periodo, è anche il principale motore della crescita economica di un paese industrializzato”.