Category Archives: Editorials

Università, più matricole e meno soldi

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Tra una settimana, il 21 giugno, iniziano gli esami di maturità. Sono 505 mila gli studenti coinvolti. Passata l’estate, più della metà di loro si iscriverà in una delle università italiane. Almeno così dicono i dati riferiti al passato. Gli ultimi del Miur del 2016 parlano di 283 mila matricole. Il 2016 è stato un anno di ripresa delle iscrizioni all’università, dopo anni di declino. Resta comunque lontano il record assoluto del 1993 quando furono 360 mila i nuovi iscritti. Memos ha chiesto oggi a Francesco Sylos Labini e Gianfranco Viesti una descrizione dello stato di salute dell’università italiana, in particolare di quella pubblica.

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Le bufale sui finanziamenti che soffocano l’università

Articolo Pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 21 Maggio 2017

 

Pochi giorni fa (il 14 maggio 2017) l’ex Presidente del Consiglio, intervenendo alla trasmissione l’Arena (video qui al minuto 1:49:40) ha rilanciato una fake news che da tempo ha inquinato il dibattito pubblico sul tema dell’università e della ricerca “In Italia i fondi per la ricerca non sono più bassi, a livello pubblico, della media europea”. ’origine della fake news, senza bisogno del debunker di turno tanto in voga di questi tempi, è molto semplice: l’ex Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini intervistata dal Corriere della Sera, durante il periodo caldo della discussione di quella che (impropriamente) è passata alla storia come “Legge Gelmini” dichiarò “È risibile il tentativo di qualcuno di collegare la bassa qualità dell’Università italiana alla quantità delle risorse erogate. Il problema, come ormai hanno compreso tutti, non è quanto si spende (siamo in linea con la media europea) ma – osserva il ministro – come vengono spese le risorse destinate all’università” Il che significa che nonostante un investimento pari agli altri paesi europei la situazione dell’università e della ricerca italiana è mediocre e per questo bisogna procedere con l’infausta “riforma epocale” che porta il nome dello stesso ministro. Tuttavia all’epoca (2009), secondo i dati Eurostat, la spesa pubblica per istruzione terziaria in Italia non raggiungeva lo 0,7% del PIL contro una media Europea di circa il doppio.

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Ricerca e sviluppo come snodo per l’innovazione produttiva in Europa

UKEU_Jun2016La crisi economica del 2007-2008 ha rappresentato un punto di svolta storico nello sviluppo di molte economie nazionali. In particolare, alcuni paesi hanno interpretato la crisi come un’occasione per rilanciare le proprie politiche di sviluppo e dunque per aumentare l’investimento in ricerca e sviluppo (R&S) mentre altri hanno adottato, per ragioni diverse, una politica opposta che si è realizzata in tagli di bilancio proprio nei settori più sensibili da un punto di vista dello sviluppo tecnologico: ricerca, innovazione e alta formazione.

Se tra il 2000 e nel 2015 la media della spesa pubblica in R&S rispetto alla spesa pubblica totale dei paesi OCSE non è cambiata in maniera sensibile, rimanendo intorno a poco meno del 2%, vi sono state delle differenze importanti nella distribuzione di questa spesa tra i diversi paesi. Ad esempio la Germania ha aumentato l’investimento arrivando quasi al 2%, la Corea del Sud ha quasi raddoppiato puntando al 4% mentre la Spagna, l’Italia, la Francia e anche il Regno Unito hanno ridotto sensibilmente la spesa tra il 20% e il 40%, attestandosi tra l’1% (Italia) e l’1,5% (Regno Unito).

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European science policy and research risk

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A comment on the EU science policy and on the reasons of its crisis.  (Published on the Euroscience blog)

Basic research is intrinsically risky: looking at the history of science one may find many examples of unexpected discoveries as well as of many ideas that were assumed true at a certain point in time while later they were proven wrong. Among the first we find, in recent years, the discovery of high temperature superconductivity by Alex Muller and Georg Bednorz, of the Quantum Hall effect by Klaus von Klitzing, the invention of the scanning tunneling microscope (STM) by Gerd Binnig and Heinrich Rohrer, and, more recently, the discovery of the graphene layers by Andrei Geim and Konstatin Novoselov.

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Le previsioni sbagliate dell’economia dell’equilibrio

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Nel novembre del 2008 la regina Elisabetta II, durante una visita presso la London School of Economics (LSE), chiese alla platea gremita d’insigni professori come mai nessuno di loro avesse previsto la devastante crisi appena scoppiata. La domanda della Regina è stata una cartina di tornasole dell’irreale dibattito in campo economico. È stata una delle prime volte in cui gli economisti, e in particolare quelli appartenenti alla scuola mainstream, la cosiddetta scuola neoclassica, sono stati chiamati a spiegare le loro posizioni e le ragioni del fallimento delle previsioni di fronte all’opinione pubblica. In questo modo il dibattito ha smesso di essere relegato all’interno della comunità accademica o, peggio ancora, all’interno della stessa scuola mainstream (di cui, peraltro, quasi tutti i docenti della LSE fanno parte). Continue reading Le previsioni sbagliate dell’economia dell’equilibrio

L’Almanacco della scienza di MicroMega

Ho scritto un contributo sul numero dell’Almanacco di MicroMega in edicola oggi sulla vicenda xylella. Mi sono incuriosito in particolare delle possibili “strong correlations” tra presenza di xylella e disseccamento. Allora sono andato a vedere i dati secondo cui questa strong correlations sarebbe provata. La mia conclusione è che non c’è nessuna strong correlations, e con questi dati qualsiasi test statistico è anche inutile da fare talmente è grande la discrepanza. Perché non c’è strong correlations nei dati? Non si sa. Perché qualcuno dice che ci sia strong correlations? Non si sa. E la strong correlation dovrebbe essere la condizione necessaria (ma non sufficiente) per provare il nesso di causalità tra presenza di batterio e malattia…. Insomma a mio parere la vicenda è molto confusa mentre per risultati straordinari ci vorrebbero prove straordinarie. (Leggi online)

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