Category Archives: Editorials

Non sarà la meritocrazia a salvare l’università italiana

In Italia come in Europa l’ideologia del merito è diventata lo strumento usato per giustificare antiche disuguaglianze e precludere a intere aree geografiche o disciplinari investimenti decenti

 

ilfatto20181029.jpg

 

Ripreso da Pagina 3 — RAI Radio 3

Advertisements

Cultura 2030: le desertificazioni in atto nel 2018

terreno-secco-arido-suolo-terra-cambiamenti-climatici-by-sunny-forest-fotolia-750x500Si è svolto il 9 e 10 ottobre nell’aula dei Gruppi Parlamentari il convegno “Cultura 2030, Come evolverà la cultura nel prossimo futuro” in cui figuravo tra i relatori. Lo scopo è stato di discutere i risultati di una ricerca iniziata nel maggio 2017 per contribuire all’impostazione di una strategia di intervento politico in materia di lavoro. Al convegno hanno partecipato gli esperti che hanno contribuito alla realizzazione dell’indagine, coordinati dal Prof. Domenica de Masi, ed anche organizzatori culturali, imprenditori, sindacalisti e giornalisti. Questo il mio intervento, in fondo le slides.

La politica culturale serve a formare cittadini sovrani, non sudditi e clienti passivi, serve per cercare di creare le condizioni perché le arti e le scienze si possano sviluppare liberamente così da contribuire alla crescita intellettuale del paese. In questo senso non c’è una separazione netta tra cultura umanistica e scientifica, o meglio il compito accennato prima accomuna le “due culture” e in questo senso le unifica. Come diceva Norberto Bobbio, «il primo compito degli intellettuali dovrebbe essere quello di impedire che il monopolio della forza diventi anche il monopolio della verità», fornendo appunto gli strumenti culturali e intellettuali per interpretare quello che accade nella realtà che ci circonda, e prevedere in anticipo i disastri futuri è uno degli aspetti di questo lavoro. Invece di immaginare come sarà la cultura nel 2030, cercherò di focalizzare l’attenzione sulle tendenze che mi sembra di vedere oggi, o meglio negli ultimi dieci anni, e che dunque permetteranno di identificare i pericoli che corrono oggi la cultura e la ricerca.

Prosegue qui

Ricerca scientifica, specializzarsi o diversificare: quali politiche per l’Italia

I dati dicono che le nazioni leader di maggior successo tecnologico non si specializzano in solo specifici domini scientifici quanto piuttosto diversificano il più possibile il loro sistema di ricerca. Questo dovrebbe spingere l’Italia a un cambio di rotta, rispetto alle attuali politiche di accentramento.agdig.png

Continue reading Ricerca scientifica, specializzarsi o diversificare: quali politiche per l’Italia

Meno tasse (universitarie) per tutti

TagCloudProgramma

. …Abbassare le tasse universitarie, le terze più alte d’Europa, nel paese con il minor numero di laureati per fascia età è dunque urgente; eliminarle per i redditi bassi è anche una misura giusta e di equità sociale; eliminarle per i redditi alti, ad aliquote fiscali invariate, è invece una misura che deve essere calibrata in maniera tale da non rivelarsi regressiva. Inoltre, per azzerare le tasse servono circa due miliardi, una cifra dello stesso ordine di quella necessaria per rimettere in carreggiata il sistema universitario dopo i tagli degli anni passati: basti pensare al problema dei precari, del reclutamento, del finanziamento della ricerca di base, delle borse di studio, ecc. Una forte riduzione delle tasse con un aumento della progressività è dunque possibile e auspicabile da subito ma la misura va formulata tenendo conto del quadro generale….

(Articolo completo su ROARS)

 

Tagli a ricerca e istruzione, perché l’Italia sta sbagliando tutto

innovazione

Il risultato delle ultime politiche, nella crisi economica, è formare personale che si possa rapidamente adeguare a un sistema produttivo a bassa intensità tecnologica e con bassi costi del lavoro. Invece di puntare sulla capacità del Paese di creare prodotti innovativi. Ma così perdiamo gli assi per ripartire davvero

Continua su Agenda Digitale 

Le previsioni sbagliate dell’economia dell’equilibrio tra i 5 articoli (in italiano) di Aspenia più condivisi sui social nel 2017

aspenia

 

Nel novembre del 2008 la regina Elisabetta II, durante una visita presso la London School of Economics (LSE), chiese alla platea gremita d’insigni professori come mai nessuno di loro avesse previsto la devastante crisi appena scoppiata. La domanda della Regina è stata una cartina di tornasole dell’irreale dibattito in campo economico. È stata una delle prime volte in cui gli economisti, e in particolare quelli appartenenti alla scuola mainstream, la cosiddetta scuola neoclassica, sono stati chiamati a spiegare le loro posizioni e le ragioni del fallimento delle previsioni di fronte all’opinione pubblica. In questo modo il dibattito ha smesso di essere relegato all’interno della comunità accademica o, peggio ancora, all’interno della stessa scuola mainstream (di cui, peraltro, quasi tutti i docenti della LSE fanno parte). Continua qui