Le emergenze in un mondo in cambiamento

Stiamo vivendo un periodo di cambiamenti epocali che comportano non solo una rivoluzione del nostro, come cittadini di un paese occidentale, mondo ma anche un riassetto dei rapporti di forza globali con rischi per la stessa sopravvivenza della specie umana. Le emergenze planetarie sono tre, sono in crescita vertiginosa e sono collegate tra loro: la guerra, i cambiamenti climatici e le disuguaglianze. Comprendere a fondo quello che sta accadendo sotto i nostri occhi è difficile non solo perché le informazioni che ci giungono dagli organi di informazione “main stream” (d’ora in poi i Main Stream Media – MSM) sono spesso deformate da interessi di vario tipo e spesso costruite con l’intenzione di confondere il pubblico, ma anche perché un periodo di cambiamenti così grandi come quelli che stiamo vivendo richiede delle nuove lenti concettuali per interpretare il presente e prospettare il futuro. Ed è di questo che ci dobbiamo occupare perché la tre emergenze citate sopra corrispondono ad una crisi politica e culturale senza precedenti.

La guerra in Ucraina rappresenta un evento epocale, uno spartiacque che segna il prima e il dopo. La fine dell’Unione Sovietica ha chiuso l’epoca della guerra fredda iniziata nel dopoguerra. La grande crescita economica della Cina e la ripresa della Russia dopo la catastrofe degli anni Novanta sono le realtà emergenti che stanno cambiando gli equilibri globali e sono alla radice dell’instabilità del mondo “unipolare” in cui gli Stati Uniti sono stati egemoni per un trentennio. Nel frattempo, il massacro di Gaza sta rapidamente innescando un conflitto regionale dagli esiti incerti e spaventosi.

Non è sorprendente che il passaggio dal mondo unipolare ad uno multipolare sia accompagnato da crisi politiche e conflitti armati. Tuttavia, questa trasformazione dell’assetto politico ed economico è accompagnata da due emergenze globali anch’esse che riguardano però in modo particolare i paesi dell’occidente collettivo.

Da una parte il cambiamento climatico a lungo termine che si sta intensificando, è inequivocabilmente attribuibile alle attività umane: il contributo storico dei paesi occidentale supera di gran lunga quello degli altri paesi sia in termini assoluti che pro-capite. Dall’altra una manciata di super-ricchi moltiplica le proprie fortune a ritmi incredibili: i cinque uomini più ricchi del pianeta hanno raddoppiato il loro patrimonio dal 2020 a oggi, con un tasso di incremento di 14 milioni di dollari all’ora, mentre i poveri sono diventati più poveri per effetto dell’inflazione. In Italia, l’1% più ricco possiede il 23% della ricchezza (e controlla gran parte dei mass media, in particolare quei quotidiani “negazionisti climatici”). Il primo trilionario (un trilione sono 1.000 miliardi) comparirà nel prossimo decennio.

Questa concentrazione di ricchezza ha trasformato il capitalismo idealizzato dove, secondo il dogma, la concorrenza ed il mercato avrebbero prodotto la migliore distribuzione delle risorse possibile per tutti, nel trionfo del turbocapitalismo finanziario dominato da colossali oligopoli o, in alcuni casi, monopoli, celati dietro il paravento del “libero mercato”. Chiaramente questo è avvenuto solo grazie ad un potere politico subordinato ai grandi oligopoli: se qualcuno può guadagnare 14 milioni di euro l’ora significa che qualcun altro è sfruttato e questo è possibile solo con una legislazione che lo permette. Significa anche che le possibilità di evasione ed elusione fiscale sono molteplici e di facile implementazione.

Per effetto di questa situazione, le democrazie liberali si sono trasformate in oligarchie, liberali solo per i diritti civili, in cui le barriere all’ingresso per la carriera politica sono superabili solo da multimilionari con donatori facoltosi alle spalle. Inoltre, il declino relativo degli Stati Uniti comporta una stretta sulla politica interna ed estera di quei paesi, come il nostro, che sono stati occupati militarmente alla fine della Seconda guerra mondiale e che da allora hanno goduto di una sovranità limitata.

Nell’occidente collettivo la promessa dell’avvento della meritocrazia è stata è strumentale proprio a giustificare la possibilità di pochi vincitori e tanti perdenti. Questa ideologia è stata, in maniera pervasiva e onnipresente, diffusa sia nei MSM, sia nei social media (che in maniera disordinata e disorganica rappresentano l’unica valida fonte di informazioni e confronto), sia, soprattutto, nell’accademia. Il declino intellettuale dell’accademia, l’assenza di diversificazione di idee, prospettive e ricerche è al centro e la causa dell’incapacità attuale di comprendere quello che sta avvenendo in maniera così devastante e repentina. Ed è questo il terreno dal quale bisogna partire per costruire quel ponte verso le nuove generazioni che prive di riferimenti politici e culturali vagano spaesate a metà tra un mondo reale senza futuro e un mondo virtuale nichilista.

Fonte : https://www.serviziopubblico.it/post/1501

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