Come ogni anno il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf), un’organizzazione intergovernativa europea indipendente, ha presentato i dati relativi al programma spaziale Copernicus, il programma di punta dell’Unione europea per l’osservazione della Terra, il monitoraggio dell’atmosfera e dei cambiamenti climatici. La situazione, nell’indifferenza quasi generalizzata, è sempre più drammatica. Il 2024 è stato confermato come l’anno più caldo mai registrato dal 1850, con una temperatura media globale di 15,1°C, superando il 2023, precedente anno più caldo, di 0,12°C. Questo lo colloca a 1,6°C sopra una stima del livello preindustriale, rendendolo il primo anno solare a superare la soglia di 1,5°C.
Dal luglio 2023, fatta eccezione per luglio 2024, ogni mese ha superato la soglia di 1,5°C e gli anni 2015-2024 sono stati i dieci anni più caldi mai registrati. Il 2024 è stato l’anno con il contenuto di vapore acqueo atmosferico più alto mai registrato fatto che sta rendendo gli eventi di precipitazioni intense più frequenti e violenti. Infine, i gas serra hanno toccato i livelli annuali più alti mai registrati nell’atmosfera. I dati sul riscaldamento globale diventano più solidi e raffinati di anno in anno. La causa antropica del riscaldamento è anche un fatto osservativo risultante dalla stringente correlazione tra l’aumento di concentrazione di gas serra di provenienza fossile (come si può evincere dall’analisi degli isotopi) e l’aumento di temperatura e dal fatto che, al contrario, non c’è correlazione tra quest’ultimo e l’attività solare. L’obiettivo di chi mette in dubbio che l’effetto serra di origine antropica sia la causa del riscaldamento non è quello di presentare una spiegazione scientifica alternativa quanto piuttosto di confondere l’opinione pubblica facendo apparire le certezze scientifiche come temi ancora in discussione e così inducendo un ritardo nell’applicazione delle misure a tutela della salute pubblica e dell’ambiente. In genere, si tratta di campagne volte a tutelare gli interessi economici dei maggiori emettitori di gas serra, cioè le compagnie petrolifere.
Il maggior emettitore annuale di gas serra è la Cina, ma l’emissione annuale pro capite degli Stati Uniti è circa il doppio di quella cinese. Inoltre, l’emissione totale storica degli Usa è più del doppio di quella cinese a fronte di 1/5 della popolazione. Il problema non è dunque la dimensione della popolazione di un paese ma il suo grado di industrializzazione. Per questo motivo il problema politico cruciale è rappresentato dal fatto che più cresce il Pil pro-capite e più aumenta l’emissione di gas serra pro-capite: anche questa è una ineludibile correlazione osservata nei dati. Questo significa che, se non interverranno altri fattori nella struttura economica e produttiva, cioè senza una uscita dal fossile con il passaggio ad altre fonti di energia, la crescita economica dei paesi emergenti come la Cina, l’India e l’Indonesia, comporterà un ulteriore aumento di emissione di gas serra.
Uno degli unici segnali positivi è il fatto che la Cina è diventata di gran lunga il più grande investitore del pianeta in energia pulita, con quasi 700 miliardi di dollari investiti nel 2024, 3,7 volte quello che ha investito nei combustibili fossili. In questo modo sta guidando la corsa verso il solare e la sua capacità di produzione di pannelli solari ha raggiunto nel 2023 circa 1.000 giga-watt, quasi cinque volte quella del resto del mondo messo insieme e tre volte quella prodotta nel 2021. Inoltre, la Cina è ora in grado di produrre più del doppio dei moduli solari che il resto del mondo installa ogni anno. I costi delle tecnologie pulite sono diminuiti fino all’80%, mentre gli investimenti sono quasi decuplicati e la produzione di energia solare è aumentata di dodici volte. Ad esempio, dal 2010 il costo delle batterie per l’automobile elettrica è calato del 90%. Questo gigantesco sforzo verso il solare è avvenuto grazie a un sistema economico in cui la politica industriale è guidata dallo Stato: la transizione verde non è declinata come un insieme di norme, divieti e obblighi ma come un reale e gigantesco sforzo tecnologico e scientifico che può avvenire solo grazie ad una pianificazione di politica industriale.
Da notare anche che nel 2024, nel mondo è stata installata una quantità di energia rinnovabile equivalente a quella prodotta in 70 anni di nucleare. Di conseguenza, il nucleare è diventato una fonte di energia poco conveniente oltre a presentare seri problemi di sicurezza. Considerando l’intero ciclo, dall’estrazione dell’uranio alla costruzione, messa in funzione e dismissione delle centrali, fino alla gestione dei rifiuti e allo stoccaggio temporaneo, l’energia atomica non è affatto priva di carbonio e non rappresenta una soluzione sostenibile.

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