«È stato più volte notato come mentre la guerra e la conquista erano la maggiore industria dell’Impero romano, nonché fonte di gloria e di ricchezza, la Cina non abbia mai seguito questa strada. Ai giovani cinesi non sono mai stati proposti personaggi equivalenti ad Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone come figure da ammirare e imitare. Ai generali cinesi non venivano dedicati archi di trionfo, e non c’era alcun culto dell’eroe combattente.
L’uomo civilizzato – secondo Confucio, Laozi, Mencio e tanti altri – non fa la guerra, né usa la coercizione fisica per raggiungere i suoi scopi. Solo i barbari ricorrono a questi mezzi, ed è in risposta alle loro aggressioni che bisogna elaborare dei metodi di protezione, anche violenti, ma avendo cura di non replicare la loro mentalità e di non porsi sullo stesso piano.
L’uomo civilizzato non vince le guerre accettando la sfida sul piano della forza bruta e cercando di generarne una maggiore, bensì applicando metodi diversi da quelli del nemico, e rivolgendo semmai la forza bruta contro il nemico che l’ha prodotta».
«La Cina spiegata all’Occidente» | Pino Arlacchi

