Category Archives: Geopolitics

Guerra e media

Nella discussione pubblica il filo che lega guerra in Ucraina a quella in Israele è quello di cancellare il contesto: tutto è iniziato ieri, con i buoni e i cattivi e tutto quello che è avvenuto prima fa parte di un tempo storico lontano che non vale la pena considerare e che comunque non incide sul presente. La guerra in un Ucraina è cominciata il 20 febbraio del 2022; quella in Palestina il 7 ottobre 2023. Chiunque provi a contestualizzare gli avvenimenti storici diventa subito un filo Putin, filo Hamas, antisemita, ecc., insomma una “quinta colonna” traditore della patria. Un modo primitivo di porre la discussione ma in assenza di argomenti e di conoscenza storica non ci sono alternative per poter mantenere una tesi insostenibile.

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John Mearsheimer on the Ukrainian Counteroffensive

September 3, 2023 Editorials Public Service

Ursula Von der Leyen said shortly after the start of the war in Ukraine, “Russian soldiers are stealing chips from dishwashers and refrigerators to repair military hardware because there are no more semiconductors in Russia, and the industry is in shambles.” After a year and a half of war, Russia seems to have a fully functioning military industry capable of facing the Ukrainian army, which has the entire NATO military apparatus behind it. According to an ancient aphorism attributed to Aeschylus, “in war, the first casualty is truth.” This has proven true, as we’ve experienced in the past year, where falsehoods told in unison by politicians and mainstream media are too numerous to count. Navigating through this information chaos is undoubtedly a challenging problem. Therefore, it’s necessary to turn to those who have observed the Ukrainian events as the subject of their scientific work. John Mearsheimer, a professor of international relations at the University of Chicago and the author of a fundamental and prescient article on the situation in Ukraine in 2014 (https://shorturl.at/hikVW), has recently written a detailed article (https://shorturl.at/jvSX8) on the current state of the conflict, examining what he believes is the likely trajectory of the war in Ukraine in the future. I’m quoting what I consider to be the key passages of the article (my translation), one regarding the outcomes of the Ukrainian counteroffensive and the second about the possible prospects of the war.

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John Mearsheimer sulla controffensiva ucraina

Diceva Ursula Von der Lyen appena dopo l’inizio della guerra in Ucraina “i militari russi stanno rubando i chips dalle lavastoviglie e dai frigoriferi per riparare l’hardware militare perché in Russia non ci sono più semiconduttori e l’industria è a pezzi”. Dopo un anno e mezzo di guerra la Russia sembra invece avere una industria bellica in pieno funzionamento in grado di far fronte all’esercito ucraino che ha alle spalle l’intero apparato bellico della NATO. Secondo un antico aforisma attribuito a Eschilo “in guerra, la verità è la prima vittima”: niente di più vero come abbiamo ben sperimentato nell’ultimo anno dove le frottole raccontate all’unisono dai politici e dai media mainstream non si contano più. Come orientarsi nel caos informativo è certamente un problema di ardua soluzione. È necessario allora guardare a chi ha osservato gli avvenimenti Ucraini perché oggetto del proprio lavoro scientifico. John Mearsheimer, professore di relazioni internazionali all’università di Chicago ed autore di un fondamentale nonché preveggente articolo sulla situazione in Ucraina nel 2014 (https://shorturl.at/hikVW), ha da poco scritto un dettagliato articolo (https://shorturl.at/jvSX8) sullo stato attuale del conflitto esaminando quella che ritiene la probabile traiettoria della guerra in Ucraina nel futuro. Riporto quelli che secondo me sono i brani salienti dell’articolo (traduzione mia), un primo riguardante gli esiti della controffensiva ucraina e il secondo sulle possibili prospettive della guerra.

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Parole Proibite: Conflitto Economico Militare

L’appello del prof. Emiliano Brancaccio, ripreso da Financial Times e Le Monde, parte dal fatto che una delle principali ragioni della guerra tra Russia e Ucraina vada ricondotta alla competizione economica globale tra Cina e Stati Uniti. Di conseguenza suggerisce che bisogna ricercare le condizioni che favoriscano un nuovo equilibrio economico per allentare le tensioni internazionali e porre fine alla guerra. Ne parliamo questa sera, dalle ore 23:00, con la nuova puntata di “Parole Proibite: Conflitto economico militare” insieme a Emiliano Brancaccio, docente di Economia politica ed Economia internazionale, il fisico e saggista Francesco Sylos Labini, Clara Mattei, docente di Economia New School for Social Research di New York e Martina Pignatti, presidente del comitato etico di Banca Etica.

PROFESSOR JOHN MEARSHEIMER: THE CRISIS IN UKRAINE

Why the Ukraine Crisis Is the West’s Fault

The Liberal Delusions That Provoked Putin

By John J. Mearsheimer

September/October 2014

Perché la crisi ucraina è colpa dell’Occidente (Foreign Affairs.18.8.2014, qui in chiaro)

Le delusioni liberali che hanno provocato Putin

John J. Mearsheimer

Secondo la visione prevalente in Occidente, la crisi ucraina può essere attribuita quasi interamente all’aggressione russa. Il presidente russo Vladimir Putin, si dice, ha annesso la Crimea per un desiderio di lunga data di resuscitare l’impero sovietico, e potrebbe alla fine perseguire il resto dell’Ucraina, così come altri paesi dell’Europa orientale. In questa visione, l’estromissione del presidente ucraino Viktor Yanukovych nel febbraio 2014 ha semplicemente fornito un pretesto per la decisione di Putin di ordinare alle forze russe di prendere parte dell’Ucraina. Ma questo conto è sbagliato: gli Stati Uniti e i loro alleati europei condividono la maggior parte della responsabilità della crisi. La radice del problema è l’allargamento, l’elemento centrale di una strategia più ampia per spostare l’Ucraina fuori dall’orbita della Russia e integrarla in Occidente. Allo stesso tempo, l’espansione verso est e l’appoggio dell’Occidente al movimento pro-democrazia in Ucraina – iniziato con la rivoluzione arancione nel 2004 – sono stati anche elementi critici. Dalla metà degli anni ’90, i leader russi si sono opposti categoricamente all’allargamento e negli ultimi anni, hanno chiarito che non sarebbero rimasti a guardare mentre il loro vicino strategicamente importante si trasformava in un bastione occidentale. Per Putin, il rovesciamento illegale del presidente democraticamente eletto e filorusso dell’Ucraina – che ha giustamente etichettato come “colpo di stato” – è stata la goccia finale. Ha risposto prendendo la Crimea, una penisola che temeva avrebbe ospitato una base navale, e lavorando per destabilizzare l’Ucraina fino a quando non ha abbandonato i suoi sforzi per unirsi all’Occidente.

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