Category Archives: Interviews

Può dirci qualcosa la scienza sulla crisi attuale? Sostiene l’astrofisico Francesco Sylos Labini…..

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di Sergio Di Cori Modigliani

Viviamo in tempi in cui gli economisti vanno di moda e diveggiano sui talk show. Le loro opinioni soggettive vengono presentate al pubblico come se fossero delle verità scientifiche oggettive. Quando gli scienziati “puri” (matematici, fisici, biologi, ingegneri, chimici) ascoltano una intervista a un economista, il quale troppo spesso presenta la propria argomentazione accreditandola di un valore oggettivo, rabbrividiscono. L’economia, infatti, è una disciplina di studio, complessa, nobile, affascinante. Ma non è una scienza. Nel mondo in cui oggi viviamo, gli economisti sono funzionali a determinate scelte politiche e non c’è proprio concorrenza tra loro e gli scienziati, le cui opinioni vengono raramente richieste. Un astrofisico italiano, Francesco Sylos Labini -un attivo ricercatore che lavora presso il Centro Enrico Fermi e l’Istituto per i Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma- indignato per questa moda dilagante, ha deciso di scrivere un libro per sgombrare il campo da queste pericolose ambiguità. Il saggio si chiama “Rischio e previsione: cosa può dirci la scienza sulla crisi?” ed è da poco uscito pubblicato dalle edizioni Laterza di Bari. Il prof. Sylos Labini mi ha rilasciato quest’intervista per i lettori del blog.

1) Lei è uno scienziato puro, in quanto fisico teorico, è abituato quindi a vedersela con inoppugnabili prove, esattezza indiscutibile e certezza documentata. Perché ha scelto di scrivere questo libro?

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Return of multi-million-euro ERC grants confirmed (interview on Research Europe)

re Interview on Research Europe  by Craig Nicholson

[….]

ERC president Jean-Pierre Bourguignon told MEPs on 8 November that the grants are intended to allow researchers working across different disciplines to tackle “exceptionally challenging” problems. When the grants were previously run in 2013, several proposals won close to €15 million—far more than the current €2.5m ceiling for ERC awards. […]

However, others have said that such large grants are inappropriate for many theoretical fields of research, and that the ERC should provide smaller grants to improve success rates and even out funding allocations across Europe. “It’s not the right way to distribute money, especially at this time when there are very large imbalances in the distribution of money between countries,” said Francesco Sylos Labini, a theoretical physicist at the Enrico Fermi Centre in Rome. “The ERC is becoming for researchers what rankings are for universities: a fake classification of quality.”

Intervento a “la versione di Oscar” Radio 24

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Critiche da una parte del mondo accademico sull’assegnazione di cinquecento cattedre per chiara fama scientifica intitolate a Giulio Natta, premio Nobel per la chimica insieme con Karl Ziegler nel 1963. Il programma prevede il rientro di cervelli in fuga con la possibilità di poter offrire loro uno stipendio più alto del 20%/30%. La polemica nasce dai criteri di nomina secondo alcuni di nomina governativa come ai tempi del fascismo… Ne parliamo con Tommaso Nannicini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Francesco Sylos Labini, fisico teorico e presidente dell’associazione Roars (Return on Academic Research).

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Intervento a “Tutta la città ne parla” (Radio3)

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Questa mattina un ricercatore ha telefonato a Prima Pagina per commentare e spiegare il contenuto di un’inchiesta della Stampa sulla ricerca italiana: è stato bocciato il 96% dei progetti che hanno partecipato al bando Prin, i progetti per la ricerca che il Miur finanzia per il triennio 2015-2018. Erano ricerche poco importanti o è il Ministero ad essere stato miope? Quale il futuro della ricerca (e dei ricercatori) italiani?

Gli ospiti del 12 ottobre 2016 Continue reading Intervento a “Tutta la città ne parla” (Radio3)

Il capitale intellettuale. Intervista a PrideOnLine

immagine1-4L’Italia è ferma, anzi rischia di retrocedere. Questo quanto emerso dalle conseguenze delle recenti riforme, con il Jobs Act e con il piano nazionale Industria 4.0. La politica per gli investimenti esteri tentenna, ci prova e scivola nuovamente. La recentissima caduta è nella brochure scritta dall’Italian Trade Agency, per conto del ministero dello Sviluppo economico presentata proprio all’evento del mese scorso con la presentazione ufficiale di Industria 4.0. Il documento è stato titolato “Invest in Italy” e, volendo incentivare l’investimento estero sul territorio italiano, presenta tra i motivi per cui vale la pena di venire in Italia anche il nostro capitale umano. Peccato che la brochure utilizzi una spiegazione singolare di questo aspetto: «Un ingegnere in Italia guadagna in media un salario di 38.500 euro, quando in altri paesi europei lo stesso profilo ne guadagna mediamente 48.800». Presentare come un punto di forza una situazione di grave disagio per i cittadini non è solo profondamente fallimentare come politica estera ma apre le porte, accettando il ragionamento caustico, a paragoni economicamente più vantaggiosi per le aziende estere. Un ingegnere indiano per esempio presenta, come dice la brochure, «la stessa competenza» ma costi salariali ben più inferiori.

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Intervento a Radio Anch’io

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La fisica, i Nobel, la ricerca in Italia. Ieri l’accademia di Svezia ha assegnato il premio a tre ricercatori inglesi per i loro studi “sui comportamenti esotici della materia”. E’ per noi l’occasione per fare il punto sulle nuove frontiere della fisica e sulla ricerca in Italia, ponendoci varie questioni: è vero che investiamo molto meno degli altri Paesi europei?  

Interventi di Giorgio Parisi, Francesca Puglisi e Francesco Sylos Labini 

 

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Economia, scienza e previsioni

M: Si verifica dunque una discrasia tra modello teorico e realtà. I modelli economici si basano su assunzioni che risultano essere approssimazioni della realtà troppo semplicistiche. Gli economisti paiono perdersi in un iperuranio di bei modelli, coerenti solo matematicamente, ma che falliscono sistematicamente nelle loro previsioni. E imperterriti proseguono nel loro vilipendio della realtà. A suo parere quanto è legittimato un economista a dirsi scienziato o l’economia a definirsi scienza?eqz_neocls

FSL: Uno dei problemi cruciali è proprio quello. Si badi bene che l’economia è una scienza sociale molto difficile, interessante e affascinante. Ma non è questo il punto della discussione sul carattere pseudo-scientifico dell’economia neoclassica che usa una gran quantità di matematica per dare l’impressione di risolvere il problema economico attraverso teoremi rigorosi. Anzi, quest’apparente veste tecnico-scientifica non corrisponde, come abbiamo discusso nel libro in dettaglio, né alla capacità di fare previsioni per il futuro né allo sviluppo di una tensione per confrontare i modelli con le osservazioni empiriche.

In realtà l’apparente veste tecnico-scientifica è un trucco che serve solo a far passare quel tipo di economia per una scienza capace di trovare in maniera univoca le risposte alle diverse questioni che riguardano la vita economica di un paese, di una società o di un individuo, in altre parole è una maniera artificiosa per far apparire le scelte politiche come risultati tecnico-scientifici, e quindi neutri.

In altre parole: vogliamo giocare a fare gli scienziati? Bene: gli scienziati spiegano fenomeni, nel senso che sono capaci di formulare modelli per spiegare le osservazioni in maniera precisa e sono anche capaci di fare delle previsioni per il futuro (e magari si assumono anche le responsabilità dei propri fallimenti). Gli economisti, e qui mi riferisco ai neoclassici e più tecnicamente all’assunzione di equilibrio che sottende buona parte dell’economia moderna (anche quella che si discosta dal cosiddetto neoliberismo), non sono capaci né di fare previsioni di successo né di spiegare in modo preciso la realtà come avviene per le scienze dure. Tantomeno traggono conseguenze dai loro fallimenti, quale ad esempio eclissarsi dal dibattito pubblico come avrebbero dovuto fare molti di loro già allo scoppio della crisi.

In pratica si tratta di una pseudo-scienza e di pseudo-scienziati, non diversi dagli astrologi che anche usano la matematica e un formalismo apparentemente rigoroso ma completamente irrilevante per spiegare la realtà. Questa pseudo-scienza è utilizzata per supportare interessi politici ed economici ben precisi e questo a mio parere è particolarmente scorretto proprio rispetto all’etica di uno studioso.


Seguito dell’intervista pubblicata su Micromega a cura di Olmo Viola e Francesco Suman clicca qui per leggere la versione integrale 
 e qui per le varie puntate su questo blog

“Serve una politica scientifica e dell’università”

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“In questo momento la cosiddetta quota premiale è una parte del Fondo di finanziamento ordinario che viene drenata dalle università più deboli per darla a quelle più forti. È l’ANVUR a decidere che cosa è debole e che cosa forte, in base ai suoi criteri – sintetizza Francesco Sylos Labini, astrofisico che lavora al Centro Studi e Ricerche Enrico Fermi di Roma – Non abbiamo bisogno di questo, ma di intraprendere una politica scientifica e dell’università. Per fare un esempio concreto: non serve avere la clinica oftalmica migliore del mondo a Torino e tutto il resto del sistema sanitario a pezzi. È invece utile avere un Ssn che sia mediamente di buon livello perché se una persona ha un problema di salute a Messina deve poter trovare un ospedale adeguato. Questa è l’università che ci serve. Per raggiungere questo obiettivo non bisogna pensare in termini di premialità, di eccellenza, ma in termini strutturali di politica scientifica. Occorre cercare di aiutare le situazioni che sono in sofferenza, invece di chiuderle”.

 

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