Equilibrio e crisi economiche: gli economisti neoclassici sono come i meteorologi?

Si è discusso spesso sull’uso della matematica in economia. C’è chi sostiene che usare la matematica sia evidenza di quel rigore formale che fornirebbe all’economia lo status di scienza esatta sull’esempio della fisica: ad esempio Luigi Zingales scrive nel suo Manifesto Capitalista:

La storia della fisica nella prima metà del XX secolo è stata una straordinaria avventura intellettuale: dall’intuizione di Einstein del 1905 sull’equivalenza tra massa e energia alla prima reazione nucleare controllata del 1942. Lo sviluppo della finanza nella seconda metà del Novecento ha caratteristiche simili”.

D’altra parte c’è invece chi sostiene che la matematizzazione dell’economia sia una maniera di formalizzare un problema che per sua natura non può essere formalizzato. In realtà entrambe le prospettive sono criticabili: se da una parte l’uso della matematica nell’economia neoclassica sembra ricalcare l’uso ottocentesco della meccanica razionale che si propone di trovare una soluzione di “equilibrio” che è il punto d’incontro tra domanda e offerta con dei vincoli esterni, dall’altra parte l’utilizzo della matematica moderna può essere utile anche in economia se appropriatamente accompagnata dall’introduzione di concetti moderni.

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Ne discute nel suo libro “Previsioni. Cosa possono insegnarci la fisica, la meteorologia e le scienze naturali sull’economia” (edizioni Malcor D’, 2014) Mark Buchanan, fisico ed editorialista della prestigiosa rivista Nature, che si avventura in un avvincente excursus sulle idee e i concetti che sono alla base della teoria economica neoclassica, oggi dominante, e cerca di chiarire quale sono i concetti sviluppi nella fisica statistica, dei sistemi caotici e complessi – sviluppata nell’ultimo secolo – che possono essere utili alla modellizzazione dei sistemi economici e che al momento non sono in alcun modo considerati dall’economia neoclassica.

L’autore paragona gli economisti neoclassici a meteorologi che si ostinano prevedere il tempo trascurando tempeste e uragani: l’analogia tra l’economia e la meteorologia fornisce uno dei fili conduttori poiché le turbolenze atmosferiche sembrano avere molto in comune con gli alti e i bassi dei mercati finanziari e forniscono interessanti spunti per capire i limiti dell’ipotesi della stabilità economica. In questa situazione, nota Buchanan, la crisi non può essere prevista (e, infatti, non è stata prevista) semplicemente perché non è neppure concepita: l’economia neoclassica è fornita di una veste matematica, apparentemente simile a una scienza naturale, ma non è capace di descrivere la realtà, come il fallimento di ogni previsione mette chiaramente in luce. In fisica si possono trovare tanti esempi di teorie matematicamente corrette ma del tutto irrilevanti poiché basate su ipotesi errate: dunque queste teorie portano a risultati contraddetti dagli esperimenti. Se un esperimento è in disaccordo con la teoria non si conclude che questo discredita il metodo quantitativo quanto piuttosto si ragiona sulle ipotesi su cui è basato il modello e si identificano quali sono quelle sbagliate. E ovviamente si cambia modello: più del rigore matematico è importante la rilevanza fisica, in altre parole il confronto con la realtà.

(Pubblicato su Il Fatto Quotidiano)

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2 thoughts on “Equilibrio e crisi economiche: gli economisti neoclassici sono come i meteorologi?

  1. Very interesting, thanks, it pairs (up-down) well with a review from Victor Aguilar:

    Mark Buchanan (2013, pp. 19, 128) writes:

    Most physics research cannot be wrapped up in a few equations, and demands the understanding of myriad instabilities and feedbacks. This generally implies lots of different mathematical models… A science of markets and economics should not seek a universal theory, but rather an assortment of related models and theories attuned to specific phenomena.

    Consider an example from physics – the motion of the planets as described by the laws of Newtonian physics. What if Newton had somehow read Buchanan’s book a few hundred years earlier and, inspired by its teachings, abandoned his Law of Universal Gravitation and instead strove for an assortment of related models?
    Newton might have begun with the simple cases of the Sun and the Moon, which clearly revolve around the Earth in perfect circles. Then, for the sake of compatibility, he would have to retain the Earth’s central position when developing a theory of the motion of inferior planets (Mercury and Venus), employing epicycles and deferents. The superior planets (Mars, Jupiter and Saturn) would get their own theory, though still geocentric, of course. And, as for the comets, each would have its own equation. Quite an assortment! But note that, just as Buchanan called for, while they are all attuned to specific phenomena, they are related by being geocentric.
    Thanks Buchanan! Newton found you to be a big help.

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