Fund people not projects !

La ricerca è finanziata attraverso bandi competitivi e finanziamenti diretti: l’ammontare del bilancio totale delle spese in ricerca e il modo secondo cui tali spese sono distribuite tra i ricercatori definiscono la politica della ricerca di uno Stato. A questo riguardo, una questione cruciale è se sia più efficace assegnare grandi finanziamenti a pochi ricercatori d’élite oppure piccoli finanziamenti a molti ricercatori. Come ha notato John Ioannidis, non vi sono evidenze adeguate che stabiliscano se sia meglio assegnare più risorse a pochi scienziati oppure distribuire finanziamenti più piccoli a un maggior numero di ricercatori, e dunque bisognerebbe studiare il problema in maniera analitica, poiché «È uno scandalo che miliardi di dollari siano spesi per la ricerca senza sapere quale sia il migliore modo per distribuire i finanziamenti»  La scrittura, la revisione dei progetti e l’amministrazione delle sovvenzioni finiscono per assorbire la maggior parte del loro tempo: una soglia troppo elevata del tasso di accettazione dei progetti di ricerca determina quindi un enorme spreco del tempo e delle risorse che la grande frazione di candidati che non ha successo deve impiegare nell’elaborazione di progetti che alla fine non sono finanziati. Questo tempo dovrebbe essere calcolato nel bilancio totale del finanziamento, perché le università e gli istituti di ricerca lo pagano. Per questi motivi, un finanziamento strutturale, affiancato da un finanziamento a progetto con tassi di successo molto più laschi del 5%, favorirebbe una maggiore diversità scientifica che, come una maggiore diversificazione genetica, aumenterebbe la probabilità che qualche ricercatore (come alcuni geni mutanti) avrà quelle caratteristiche che daranno dei frutti innovativi in un futuro imprevedibile. #RischioPrevisioni

Rischio e Previsioni, cosa ci dice la scienza sulla crisi

 

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