Polemiche sul mio libro

Ha suscitato un vespaio di polemiche  (non sempre pertinenti) il mio post dedicato alla discussione con Michele Boldrin sul mio libro. Senza entrare nel merito di varie obiezioni cui ho già ampiamente risposto riporto qualche commento aggiuntivo per replicare apertamente a vari commenti che sono stati fatti sui social network.

(1)Non puoi parlare di economia perché sei un fisico” Ai fisici piace spaziare. Lo stesso Boldrin ricordava il libro di Anderson, Arrow e Pines (due fisici e un economista) su  “The economy as an evolving complex system” pubblicato nel lontano 1991. Poi la storia è andata avanti e tanti studiosi hanno continuato le loro ricerche. Nella figura qui sotto due contributi di fisici ,“L’economia ha bisogno di una rivoluzione scientifica”   e “Previsioni. Cosa possono insegnarci la fisica, la meteorologia e le scienze naturali sull’economia”  che trovo molto significativi ma ovviamente ce ne sono molti altri.  

 

 

 

(2)Non puoi parlare di economia perché tuo padre era economista” oppure “scrivi di economia grazie al fatto che tuo padre è stato economista“. Certo che scrivo di economia anche perché mio padre era economista e ne ho sentito parlare da quando sono nato. Poi però le cose che ho sviluppato le ho sviluppate nel corso della mia carriera professionale. Questo però non implica che due case editrici (Laterza e Springer) abbiano pubblicato il mio libro in virtù del fatto che mio padre era economista. Ma non devo essere io a spiegare come funziona il mercato editoriale. Però riguardo a mio padre rimando a questo articolo che ben spiega il problema delle previsioni.

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(3) “Hai sbagliato a tradurre una parola del titolo di un articolo che hai citato” ho già risposto in merito:  Ripeto perché forse non è stata vista (strano)

Boldrin segnala una svista nel libro (ndr: grazie per altre segnalazioni da parte dei lettori!): si tratta del titolo di un articolo di economia. Mentre Boldrin conclude che essendo sbagliata la traduzione del titolo (ovviamente una svista nella traduzionedi cui mi assumo tutta la responsabilità) per forza debba essere sbagliata anche la discussione del contenuto, in realtà questa svista nulla toglie alle argomentazioni che ho presentato: infatti il punto del paragrafo “La matematica come ornamento” non riguarda la discussione della tesi illustrata nell’articolo di Rajnish Mehra e Edward C. Prescott, “The Equity Premium: A Puzzle“, quanto piuttosto il fatto che, nel loro articolo, non ci sia alcun accordo tra i risultati teorici e i dati empirici. […]Il premio azionario (equity premium) è la differenza di rendimento medio tra  titoli azionari, che sono rischiosi, e titoli di stato praticamente privi di rischio. Il premio azionario medio che Mehra e Prescott  stimano nei dati empirici nel periodo 1889-1978 è del 6,18% mentre il modello dell’equilibrio generale di  Arrow-Debreu che elaborano fornisce un valore dello 0,35%. Mehra e Prescott stessi concludono che il risultato “non è vicino al valore osservato”

 

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(4) Invito chiunque fosse interessato a mandarmi una discussione argomentata (i.e. non un tweet) in proposito perché la discussione è il sale della vita di un intellettuale.

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7 thoughts on “Polemiche sul mio libro

  1. Il punto è molto semplice. Gli “economisti neoclassici” Mehra e Prescott hanno analizzato un “modello neoclassico” di base (utile per spiegare diversi stylized facts) e hanno concluso che non fosse in grado di riprodurre quantitativamente il livello dell’equity premium. Quindi, come si fa in tutti campi scientifici, quel modello di base andava raffinato per spostare in avanti la frontiera della conoscienza. Ed è quello che centinaia di financial economists hanno fatto in questi ultimi trent’anni. Poi sei arrivati tu a spiegarci come va il mondo…

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      1. Gentile commentatore ma è esattamente quello che ho scritto in riferimento a quell’articolo “In questo caso non c’è nessun accordo tra i risultati teorici e i dati empirici”. E questo è usato, insieme ad altri articoli, per sostenere, appunto, che “In conclusione, l’economia neoclassica, a differenza della fisica, non ha raggiunto attraverso l’uso della matematica alcuna spiegazione precisa o previsione di successo: questa è la principale differenza tra le due discipline.” Dunque non vedo proprio dove sia il problema.

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  2. Il problema dovrebbe esserti chiaro a questo punto. Tu stai criticando gli economisti neoclassici perché i loro modelli non danno previsioni accurate. Due economisti neoclassici (appunto), Mehra e Prescott, hanno scritto un articolo di CRITICA a uno stylized workhorse model (NON ELABORATO DA LORO, come invece scrivi tu) e mostrano che quel modello ha delle limitazioni concludendo che il modello va raffinato.
    Dalla pubblicazione di quell’articolo (TRENTA ANNI FA), sono stati pubblicati DECINE E DECINE di paper che complicano il modello base e riescono a replicare quantitativamente l’equity premium. E quindi?
    L’economia, come le altre scienze, richiede un continuo e faticoso lavoro per spostare in avanti la frontiera della conoscenza. Lo sapevamo già. Tu che cosa avresti dimostrato?

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    1. Appunto la tesi è “In conclusione, l’economia neoclassica, a differenza della fisica, non ha raggiunto attraverso l’uso della matematica alcuna
      spiegazione precisa o previsione di successo: questa è la principale differenza tra le due discipline.” In fisica se uno elabora un modello che ha un fattore 20 di differenza con i dati empirici non lo pubblica e non ci vince un Nobel.

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  3. Il livello di corruzione raggiunto dalle banche centrali, per quantio riguarda la contabilizzazione del denaro creato dal nulla, ha raggiunto ormai dei livelli grotteschi: nel silenzio dei media, banche centrali come la BCE e la BNS (banca centrale svizzera) nel 2016, hanno addirittura smesso di pubblicare il rendiconto dei flussi di tesoreria:
    Intervento di KPMG e Saba all’assemblea BNS 2016

    BNS: Risposta di Studer a Marco Saba

    BNS: replica di Saba a Studer sul bilancio

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