Il capitale intellettuale. Intervista a PrideOnLine

immagine1-4L’Italia è ferma, anzi rischia di retrocedere. Questo quanto emerso dalle conseguenze delle recenti riforme, con il Jobs Act e con il piano nazionale Industria 4.0. La politica per gli investimenti esteri tentenna, ci prova e scivola nuovamente. La recentissima caduta è nella brochure scritta dall’Italian Trade Agency, per conto del ministero dello Sviluppo economico presentata proprio all’evento del mese scorso con la presentazione ufficiale di Industria 4.0. Il documento è stato titolato “Invest in Italy” e, volendo incentivare l’investimento estero sul territorio italiano, presenta tra i motivi per cui vale la pena di venire in Italia anche il nostro capitale umano. Peccato che la brochure utilizzi una spiegazione singolare di questo aspetto: «Un ingegnere in Italia guadagna in media un salario di 38.500 euro, quando in altri paesi europei lo stesso profilo ne guadagna mediamente 48.800». Presentare come un punto di forza una situazione di grave disagio per i cittadini non è solo profondamente fallimentare come politica estera ma apre le porte, accettando il ragionamento caustico, a paragoni economicamente più vantaggiosi per le aziende estere. Un ingegnere indiano per esempio presenta, come dice la brochure, «la stessa competenza» ma costi salariali ben più inferiori.

Di questo noi di PrideOnline abbiamo parlato con Francesco Sylos Labini, fisico, coautore del saggio I ricercatori non crescono sugli alberi (Laterza, 2010) è il cofondatore dell’associazionePaolo Sylos Labini dedicata al padre, blogger per Il Fatto Quotidiano  e fondatore della ROARS, la Return On Academic Research, che ha come scopo la promozione di un dibattito informato e scientificamente fondato sui temi della valutazione e delle politiche della ricerca.

Francesco, cosa ne pensi delle politiche d’investimento estero celebrate con l’Invest in Italy?

La nostra politica sta, francamente, grattando il fondo del barile. Penso che questo sia il culmine del “processo di svendita”, la svalutazione del patrimonio più importante del nostro paese, quello intellettuale. Questa svalutazione è una politica messa in atto dai paesi del terzo mondo, in cui il capitale umano porta risorse che altrimenti il paese non avrebbe ma non lo fa crescere. Non avviene crescita del Paese utilizzando questi espedienti.

In che modo l’economia affronta il problema, ormai dilagato e stagnante, della crisi economica? Sempre più piccole medie imprese deperiscono mentre molte spostano la propria produzione in paesi in cui la forza lavoro costa meno.   

Tutta l’economia ragiona con due semplici contraddittori: il possibile guadagno e la possibile perdita. Coloro che cercano il guadagno cercano profitti tutelati o quanto meno non azzardati. Come si completa una situazione macroscopica come questa? Con due singole risposte. Da una parte vi è la specializzazione produttiva, che da un vantaggio competitivo, per esempio un prodotto ad alta tecnologia che non è realizzato da altre parti. Dall’altra c’è la strada tipica del mercato, l’abbassamento del costo di prodotto, se, per esempio, si realizzano magliette lo stesso identico prodotto è dato a un presso inferiore da produttori esteri. Non è pensabile il guadagno perché non c’è complessità di prodotto.  Il caso italiano è un problema per questo. Non abbiamo più una guida politica con la “p maiuscola”. La corruzione italiana porta al dilagare della strategia dei prezzi predatori volta a difendere la propria quota di mercato dall’ingresso di nuove imprese concorrenti abbassando i prezzi e decretandone la morte.

L’Unione Europea come vede la situazione economica italiana? 

L’assenza e l’assuefazione della classe politica è un problema dilagante. L’Europa non è immune. Il problema è comune alla stragrande maggioranza dei paesi europei. Si parla dell’appropriazione delle risorse; come l’Italia che vede un grande flusso di risorse intellettuali e finanziarie dal sud al nord così è anche in EU. Certamente ci sono Paesi che questo conviene, come la Germania. Dobbiamo sempre tenere a mente l’ottica di guadagno/perdita.

Parlando di giovani lavoratori, studenti o “cervelli” molti scelgono di lasciare l’Italia. Secondo te c’è una soluzione? 

Qui nessuno ti regala o ti ha mai regalato nulla. In Italia manca, ormai da anni, un serio impegno politico che non sia autopoietico. La classe politica non lavora e sta ai giovani smuovere la situazione lavorativa. La voce della classe senza futuro io francamente ancora non l’ho sentita chiedere una dignità di vita agli addetti ai lavori politici. Questa situazione di stallo porta una dinamica predatoria anche per quanto riguarda la professionalità, la ricerca. Molti scelgono di uscire. La situazione estera, anche se a tratti simile a quella economica nostrana, non è così degradata come per quanto riguarda quella sociale italiana. La politica adesso è vuota, con una metafora è  come un taxista allo sbando che non ha superato il test di guida.

La situazione dei ricercatori è molto grave, la professionalità specifica e specializzata sembra non incoraggiata in Italia. 

Molto spesso la politica e gli addetti ai lavori sembrano non tollerare l’interessamento verso il loro lavoro come possibilità di crescita del paese. La professionalità della ricerca da indipendenza e competenza che spesso è vista come minaccia. Senza ricerca però non vi è la minima possibilità di crescita. Il dovere di ognuno è far sentire la propria voce e crearsi il proprio spazio in Italia, chiedere spazio alla politica. Come ho detto qui nessuno ti regala o ti ha mai regalato nulla.

(Di Pietro Colombo, PrideOnLine)

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