Sono stato invitato al meeting sul tema “China and the World at a Crossroads: High-Level Dialogue on Development, Sustainability, and International Cooperation in an Era of Uncertainty” all’International Institute for Sustainable Development di Oxford. Poiché molti mi hanno chiesto del motivo e degli esiti faccio un breve quadro.

L’incontro è stato promosso dal China Council for International Cooperation on Environment and Development (CCICED) che ha svolto per oltre 30 anni il ruolo di piattaforma per la ricerca e lo sviluppo di politiche tra ricercatori ed esperti cinesi e internazionali. Esso mira a combinare il meglio della ricerca, delle competenze e delle conoscenze cinesi e internazionali al fine di formulare raccomandazioni politiche e operative per la Cina, sia a livello nazionale sia nel suo ruolo regionale e globale. Nel tempo si è trasformato in una piattaforma unica, capace di influenzare il modo in cui la transizione verde della Cina si intreccia con la governance economica e ambientale globale.

Periodicamente, il CCICED si ferma a riflettere per analizzare il contesto internazionale e ricalibrare il proprio orientamento alla luce degli sviluppi geopolitici globali, delle nuove conoscenze e prospettive, nonché delle questioni emergenti rilevanti per il futuro dell’ambiente e dello sviluppo. Questo è il caso attuale. Nel 2025 il CCICED ha istituito una High-Level Task Force (HLTF) sul futuro dell’ambiente e dello sviluppo in Cina, incaricata di presentare il proprio rapporto all’Assemblea Generale annuale nell’autunno del 2026. La Task Force riunisce esperti di alto livello cinesi e internazionali, molti dei quali fortemente coinvolti nelle attività del CCICED.

Non è un’esagerazione affermare che il prossimo decennio — corrispondente al periodo del 15° e 16° Piano Quinquennale della Cina — potrebbe rappresentare uno spartiacque nella storia umana: una fase di ripensamento dell’ordine mondiale e di emersione di nuovi approcci e meccanismi per affrontare le sfide comuni. Diventa quindi cruciale individuare i percorsi, le scelte e le leve d’azione in grado di favorire un futuro sostenibile ed evitare frizioni sistemiche dannose.

Le sfide e le opportunità varieranno tra paesi e regioni e dipenderanno non solo dalla traiettoria della Cina, ma anche da scelte reciproche e intenzionali delle principali economie e aree del mondo. Tuttavia, la Cina, grazie allo straordinario sviluppo degli ultimi decenni, è in una posizione particolarmente favorevole per contribuire a un approccio capace di rispondere ai bisogni e alle possibilità di paesi con diversi livelli di sviluppo.

L’importanza sia delle sfide sia delle opportunità ha spinto la HLTF ad ampliare il proprio raggio d’azione oltre la comunità tradizionale, coinvolgendo esperti di primo piano a livello globale, con l’obiettivo di garantire che il suo lavoro possa beneficiare dell’intero spettro di idee e prospettive sulla Cina e sul suo ruolo nel contribuire a un futuro stabile, prospero e sostenibile, in linea con la visione dell’iniziativa Beautiful China e con l’impegno verso la realizzazione di una Ecological Civilization.

In questo contesto il CCICED ha riunito un ristretto gruppo di esperti con una profonda conoscenza della Cina e con prospettive sul suo ruolo nel plasmare il futuro del pianeta nel prossimo decennio e oltre. Questi esperti offrono punti di vista che vanno oltre l’ambito strettamente ambientale e dello sviluppo, riflettendo sul ruolo della Cina nell’affrontare le sfide globali, nel gestire i rischi di un contesto geopolitico altamente instabile, nel contribuire a un ripensamento della cooperazione multilaterale e delle sue istituzioni, e nel fornire leadership nella gestione della necessaria transizione verso un mondo in cui l’armonia tra umanità e pianeta sia rafforzata e promossa. Ciò richiederà necessariamente una riflessione non solo sul contesto attuale, ma anche sul mondo che potrebbe emergere nel prossimo futuro e sulla configurazione di paesi e attori chiamati a cooperare per realizzarlo.

Una sintesi dell’Oxford Dialogue sarà presentata alla HLTF per contribuire alla redazione del rapporto finale e affrontare la questione centrale: la trasformazione verde della Cina può diventare un bene pubblico globale, oppure rischia di generare frizioni sistemiche?

Il mio contributo è riassunto in quanto ho scritto recentemente in un articolo per Il Fatto Quotidiano. La transizione climatica non è soltanto una questione ambientale. È anche uno il principale terreno su cui si gioca la competizione economica e politica del XXI secolo.

Il dibattito sul clima diventa così il punto di incontro di tre grandi dinamiche: energia, geopolitica e tecnologia. Da un lato vi è una strategia che punta alla decarbonizzazione e alla leadership nelle tecnologie verdi; dall’altro una visione che privilegia lo sfruttamento delle risorse fossili domestiche. Si tratta, in sostanza, della differenza tra una prospettiva di lungo periodo, che oggi appare particolarmente evidente nella strategia industriale cinese, e una logica di breve periodo che caratterizza in larga misura la politica energetica americana e, di riflesso, quella di molti suoi alleati.

La Cina sta accelerando la transizione verso un sistema energetico basato sull’elettrificazione e sulle fonti rinnovabili, costruendo una leadership industriale lungo tutta la filiera — dalle tecnologie solari alle batterie. Se questo processo continuerà, il controllo delle risorse fossili perderà progressivamente centralità. Per questo i conflitti attuale possono essere interpretati come guerre di retroguardia.

Nella “Strategia di Sicurezza Nazionale” USA del 2025 che definisce i principali obiettivi strategici del paese si legge: “Dominio energetico – Ripristinare il dominio energetico degli Usa e riportare in patria le componenti energetiche chiave necessarie è una priorità strategica di primo piano.. ” Il dominio energetico è riferito al petrolio, al gas e al nucleare. Le rinnovabili sono fuori dall’orizzonte..

Per contro il 15° Piano Quinquennale della Cina definisce gli indirizzi strategici nazionali e quello che viene definito il “grande progetto” (grand blueprint) per il periodo 2026–2030.

Sviluppo di alta qualità: proseguire nel rafforzamento di uno sviluppo di alta qualità attraverso nuove forze produttive — tra cui energia solare, veicoli elettrici e sistemi di accumulo — e migliorare l’allineamento tra l’espansione della domanda interna e le riforme strutturali dal lato dell’offerta.

Lo scontro attuale è su questo tema: il futuro contro il passato.

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