La domanda della Regina

 

Seguito dell’intervista pubblicata su Micromega a cura di Olmo Viola e Francesco Suman clicca qui per leggere la versione integrale  e qui per le varie puntate su questo blog

Diapositiva39M: Lei racconta nel suo libro che nel novembre del 2008 la regina Elisabetta II, durante una visita presso la London School of Economics, chiese alla platea gremita di insigni professori come mai non avessero previsto la crisi. Si potrebbe pensare che per rispetto e imbarazzo gli astanti non trovarono né avanzarono una risposta subitanea che soddisfasse la “domanda della Regina”. Certo ci si sarebbe aspettati che da insigni cultori della “scienza economica” arrivasse una spiegazione puntuale e appunto “scientifica” del fenomeno, ma così non è stato. Quella domanda celava fra le sue pieghe una sorta di cortocircuito (se così lo si può definire) nel quale sono incappati molti economisti. Quale vaso di Pandora ha scoperchiato la domanda della Regina?

FSL: La domanda della Regina è stata una cartina di tornasole per mostrare l’irreale dibattito in campo economico. È stata una delle prime volte che gli economisti, e in particolare quelli appartenenti alla scuola mainstream, sono stati chiamati a spiegare le loro posizioni e le ragioni del fallimento delle previsioni di fronte all’opinione pubblica. In questo modo il dibattito è stato portato all’attenzione di un vasto pubblico, invece di essere relegato all’interno della comunità accademica o, peggio ancora, all’interno della stessa scuola mainstream di cui quasi tutti i docenti della LSE fanno parte. Infatti, la scuola neoclassica è stata ampiamente criticata dalle altre scuole di pensiero economico, ma quel tipo di discussione è stata troppo tecnica per raggiungere un’ampia audience. All’interno della scuola neoclassica l’analisi sulla causa del fallimento delle previsioni della più grande crisi economica degli ultimi ottanta anni è stata completamente autoreferenziale e auto-assolutoria.

Al contrario, la discussione su questo fatto deve essere portata davanti al più ampio pubblico possibile perché le decisioni che sono prese in politica economica in molti paesi e in tutte le principali istituzioni internazionali (FMI, OCSE, WB, WTO, ecc.) sono suggerite o anche prese direttamente da economisti neoclassici in base a modelli che hanno certi fondamenti teorici. È dunque cruciale che i fondamenti teorici di questi modelli siano discussi di fronte all’opinione pubblica, proprio perché tutti ne subiscono le conseguenze. Inoltre, non trattandosi di gravità quantistica o della teoria delle stringhe, non è neppure molto complicato spiegare in termini semplici di cosa si tratta in modo che tutti possano farsene una opinione.

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