Sviluppo e crescita

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M: Un ultimo punto. L’egemonia culturale imposta da questo paradigma economico ha intaccato anche la nostra idea di benessere, definito solo in relazione alla crescita del PIL nazionale: la massimizzazione del profitto è identificata con il benessere. Per non parlare dell’impatto ambientale della crescita: nessuna norma che mira a riequilibrare il mercato può riequilibrare la perdita di biodiversità, dovuta ad esempio a deforestazione o inquinamento industriale. I futuri modelli economici non dovrebbero mirare a ridefinire l’idea di benessere collettivo?

FSL: Sicuramente! La crescita e lo sviluppo sono due cose diverse. Il PIL può crescere fabbricando mine antiuomo e lo sviluppo può avvenire aumentando il tasso di scolarizzazione inferiore o superiore, cosa che non rientra nel computo del PIL. La misura quantitativa di per sé non riesce a cogliere la realtà nella sua complessità e si focalizza solo su qualche suo aspetto molto parziale e vagamente connesso con ciò che si vorrebbe misurare: questo è un problema ricorrente nelle misure pseudo-quantitative che si sono molto diffuse in ogni campo dell’attività umana proprio per la volontà di dare un valore a qualsiasi cosa.  Basti pensare che, ad esempio, oggi gli articoli scientifici si chiamano prodotti!

In realtà la risorsa fondamentale di ogni paese non è tanto il PIL, che può aumentare semplicemente vendendo risorse naturali per i paesi che le possiedono, ma è la diversificazione della sua struttura produttiva e del suo sistema di ricerca. E’ questa diversificazione che determina la potenzialità di sviluppo. In ultima analisi, questa è legata allo sviluppo infrastrutturale materiale e di conoscenze di ogni paese, che è rappresentato dall’insieme delle capacità produttive, delle materie prime, del livello d’istruzione medio, della qualità dell’istruzione avanzata e del sistema della ricerca di base, delle politiche del lavoro, della capacità di trasferimento tecnologico dall’accademia al sistema produttivo, del livello di welfare sociale, di una burocrazia e di un sistema di leggi efficienti. In pratica, da tutto ciò che concorre a creare un ambiente adatto allo sviluppo economico e civile. I beni si possono importare o esportare, mentre queste capacità sono intrinseche a ogni paese.

In breve, una risorsa fondamentale di ogni paese è determinata dalla complessità della sua struttura produttiva e della conoscenza; lo sforzo per lo sviluppo dovrebbe essere indirizzato a generare le condizioni che permettono l’emergenza della complessità per produrre crescita e prosperità. Lo sviluppo economico aumenta le capabilities di un paese e dunque anche il suo grado di sviluppo civile: questo permette, a sua volta, di favorire l’innovazione, che fornisce un vigoroso impulso allo sviluppo economico. Questo circolo tra sviluppo economico e sviluppo civile rende possibile non solo la crescita del PIL, ma lo sviluppo vero e proprio di un paese.


Seguito dell’intervista pubblicata su Micromega a cura di Olmo Viola e Francesco Suman clicca qui per leggere la versione integrale 
 e qui per le varie puntate su questo blog

 

 

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