“Probabilità, Rischio e Previsione: strumenti per la costruzione di una cultura dell’incertezza”

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Gran Sasso Science Institute, L’Aquila, 3-5 maggio 2017,

La vita di tutti i giorni è piena di incertezze e rischi. La disciplina che studia il caso e l’aleatorietà è la teoria della probabilità. Una combinazione di fattori ha contribuito a perpetuare l’idea che la probabilità sia una scienza approssimativa e circondata da un’aura di ingiustificato mistero. Ci sono tante buone ragioni per apprenderne gli elementi di base: avere una visione non falsata della realtà e contrastare i tanti pregiudizi e le idee errate in circolazione, a iniziare dalle superstizioni sul gioco del lotto, ma anche per valutare l’operato dei nostri amministratori, ad esempio nelle strutture sanitarie.

Il mio contributo è : 

Perché le previsioni delle crisi economiche sono (quasi) sempre sbagliate?

Abstract
In questo contributo si considera la qualità della gran parte delle previsioni economiche prima e dopo la grande recessione nel 2008 e si discute la ragione teorica alla base del loro fallimento. In particolare si discuteranno le previsioni economiche basate sulla teoria economica neoclassica che ha fornito la base teorica per l’idea che, al fine di aumentare l’efficienza del mercato, i governi dovrebbero privatizzare le loro industrie e deregolamentare i mercati stessi. Questo risultato sarebbe provata da sofisticate teorie economiche, che, attraverso procedure logico-deduttivo, caratterizzata da un rigore matematico formale, avrebbero fornito una serie di teoremi matematici per sostenere queste conclusioni. Tuttavia, considerando le assunzioni alla base dei teoremi matematici utilizzati in questa teoria economica, si riscontra una notevole differenza tra le condizioni in cui possono essere applicati e realtà. A differenza di teorie fisiche che sono stati oggetto di convalida intensiva attraverso esperimenti, sembra che l’economia neoclassica non è stata oggetto di una pressione simile per verificare la teoria contro l’evidenza empirica.
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3 thoughts on ““Probabilità, Rischio e Previsione: strumenti per la costruzione di una cultura dell’incertezza”

  1. Che l’economia neoclassica sia un coacervo di fregnacce (ipotesi costitutive, assiomi, etc.) che producono un punto di equilibrio G (G come Godot, che non si sa quando arriva, ma arriva) è cosa risaputa. La conseguenza è semplice: come può un modello irrealistico produrre previsioni? Sarebbe come costruire ponti postulando che non esiste la gravità e che la resistenza dei materiali sia un valore arbitrario estratto da un’urna. Qualcuno, per puro accidente fortuito, starebbe in piedi, la maggioranza crollerebbe. Lo ha ben evidenziato Poincaré in un carteggio con il padre di tutte le fregnacce, L. Walras, traspare da certi scritti sociali di Einstein, lo ha scritto a chiare lettere De Finetti, paragonando i fregnologhi a Don Ferrante (nonostante loro continuino a sopravvivere). Le fregnacce, sul piano dell’irrealtà delle assunzioni ma anche in alcuni misleading concepts, sono stati ben evidenziati dalla prima scuola di Cambridge (controversia sul capitale, che ha visto protagonisti la Robinson, il nostro Pasinetti, Goodwin, etc.). In ogni caso, grazie mille per l’impegno profuso nel combattere contro le fregnacce, perché ormai non ci è rimasto più nessuno.

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    1. Grazie del commento. In effetti non c’è bisogno di riscoprire l’acqua calda, sopratutto ad opera di qualcuno che non è un economista 🙂 ! Non è mia intenzione in effetti, ma la parte interessante per quanto mi riguarda è osservare il problema dal punto di vista dei sistemi complessi e dal punto di vista della declinazione ideologica e sull’impatto per quanto riguarda l’università e la ricerca più in generale.

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