Mapping the Milky Way Disk with GAIA DR3: 3D extended kinematic maps and rotation curve to ≈30 kpc

Il satellite GAIA sta fornendo delle misure di incredibile precisione della posizione spaziale e della velocità di più di 30 milioni di stelle nella nostra galassia: sappiamo cioè le tre coordinate spaziali e le tre coordinate della velocità una quantità di informazioni incredibile. Per dare un’idea trenta anni fa si arrivava qualche decina di stelle!

E’ chiaro che una quantità così enorme di dati sta cambiando la nostra idea di come è fatta la nostra galassia e di come si sia formata. Con alcuni colleghi abbia esteso le mappe cinematiche tridimensionali fino ad una distanza 30% più grande di quelle ufficiali di GAIA, cioè da 20 kpc a 30 kpc. Questo è stato possibile utilizzando un metodo statistico di deconvoluzione degli errori di misura. Troviamo così tante cose interessanti, dalla presenza di moti non circolari in tutte le direzioni alla natura turbolenta della cinematica della galassia.

Ma la cosa più interessante è la curva di rotazione, misurata con una accuratezza migliore che mai, che, invece di essere piatta – cioè velocità costante- mostra un chiaro decadimento. Questo fatto ha implicazioni sulla quantità di materia oscura che era usata proprio per spiegare una curva di rotazione piatta. La stima della massa della Via Lattea nel prossimo articolo 🙂

Link all’articolo

L’illusione del merito

Tra le novità del nuovo governo c’è la denominazione del ministero dell’Istruzione cui è stato aggiunto “e del Merito”. Con questa operazione cosmetica si è esplicitato l’obiettivo perseguito negli ultimi tre lustri da tutti i vari ministri che si sono avvicendati in quel ruolo. Per quanto possa apparire paradossale, e non lo è affatto, l’ideologia meritocratica è stata infatti la bussola che ha guidato la politica della scuola e dell’università dalla riforma Gelmini in poi.

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L’escalation in Ucraina continua. Va scongiurato l’uso delle armi nucleari

Avvenire 6 Ottobre 2022 (English version at the bottom)

«Si fermi la guerra, adesso»

Non lasciamo solo Francesco

Francesco Sylos Labini

Caro Direttore,

secondo l’orologio del giorno del giudizio del “Bollettino degli scienziati atomici”, il Doomsday Clock istituito dopo gli orrori di Hiroshima-Nagasaki per mettere in guardia il mondo dai pericoli di una guerra nucleare, siamo vicini alla mezzanotte come mai prima nella storia del dopoguerra: 100 secondi alla mezzanotte, lo scoppio di una guerra nucleare. E gli eventi degli ultimi giorni stanno spostando le lancette dell’orologio ancora più vicino all’ora terribile: i referendum nelle Repubbliche separatiste occupate dalla Russia, il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, le sanguinose battaglie nel sud dell’Ucraina, la mobilitazione di altri 300mila soldati in Russia, gli avvertimenti e le minacce che si susseguono senza sosta da entrambe le parti.

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Meritocrazia: la radice delle disuguaglianze

Partecipando alla conferenza “The Economy of Francesco” sono rimasto davvero colpito per due motivi. Il primo è aver ascoltato di persona un discorso di grandissimo spessore ideale, politico e umano. Papa Francesco è davvero l’unico politico dei nostri tempi (questo è l’aspetto che vedo io). Le sue posizioni sulla guerra e in genere sui grandi problemi nostri tempi la crisi ambientale, le disuguaglianze in primis, sono davvero avanti anni luce a qualsiasi discorso politico e pubblico dominante. Semplicemente è il risultato di una riflessione profonda potente che è partita da lontano e che guarda dall’alto le difficoltà e i problemi in cui siamo immersi. Certo ha una angolazione religiosa in cui mi non ritrovo direttamente per cultura e per formazione, ma che comprendo e senza esagerare ammiro.

Il ruolo dell’economia nel modellare la società ma soprattutto il ruolo dell’economia neoliberale nell’ aver cambiato i valori negli ultimi 40 anni nell’aver generato disuguaglianze inaccettabili, il culto del mercato come regolatore dell’ economia e della vita, il disprezzo per i poveri e per gli ultimi.

Mi sono ritrovato in questo discorso, come forse mai prima d’ora in un discorso di tale livello perché era proprio questo il tema del mio intervento sull’illusione della meritocrazia. E questo è stato il secondo motivo della mia sorpresa ! Qui sotto metto un link alle slides.

Questo è il link al discorso di Papa Francesco.

Riporto per intero questa splendida citazione

<<In effetti, quando alla comunità civile e alle imprese mancano le capacità dei giovani è tutta la società che appassisce, si spegne la vita di tutti. Manca creatività, manca ottimismo, manca entusiasmo, manca il coraggio per rischiare. Una società e un’economia senza giovani sono tristi, pessimiste, ciniche. Se voi volete vedere questo, andate in queste università ultra-specializzate in economia liberale, e guardate la faccia dei giovani e delle giovani che studiano lì. Ma grazie a Dio voi ci siete: non solo ci sarete domani, ci siete oggi; voi non siete soltanto il “non ancora”, siete anche il “già”, siete il presente.>>

Qui il link ad una mia intervista sul tema Per la Pontificia Facoltà Teologica

E qui sotto le slides del mio intervento

Meritocracy, evaluation, excellence: The case of universities and research

Invited talk at the conference “The Economy of Francesco” Assisi September 2022

Title “Meritocracy, evaluation, excellence: The case of universities and research”

Abstract “According to the current paradigm, meritocracy in education would have a dual role: on the one hand, that of representing the fundamental criterion through which the most efficient technicians needed for society and its economy are selected; on the other hand, that of providing the moral justification for the inequalities in the distribution of income from work that necessarily arise. It seems, therefore, that behind the word meritocracy lies the instrument used to justify the growth of inequalities. We will examine how meritocracy, preconceived as a dystopia by the English sociologist Michael Young, is declined in a modern key through what we will call techno-evaluation: we will discuss how it is implemented in practice, particularly with regard to research and universities, under the illusory motivation that the centralization of resources on a few educational and scientific excellences reduces waste and improves quality.”

References Francesco Sylos Labini, “Science and the Economic Crisis, Impact on Science Lessons from Science”, Springer 2016.

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A story of bureaucratic madness

This is a story of bureaucratic madness in which the obtuseness of procedures is linked to the IT domain that looms, always, over us all. Dr. Who is a Chinese citizen doing research and went to work in Paris on a post-doctoral fellowship. Last year, a temporary research position opened up in Italy and Dr Who won it. The research centre where he works instigates the procedure to obtain the nulla osta that is prodromal to the granting of the visa. The Nulla Osta, after various delays, is granted on 1 June when Dr. Who’s contract is supposed to begin. Dr. Who goes to the Italian consulate in Paris with the hard copy of the nulla osta and discovers that it must be sent to the consulate by the Prefecture of Rome (single immigration desk) via an internal computer protocol: unfortunately there is a computer problem and the procedure is suspended indefinitely. In the meantime, Dr. Who no longer has a job in Paris, cannot start work in Rome and will soon have to return to China as the extension of the visa he obtained in Paris also expires. The prefecture has been asked, as has the consulate, and the answer from both is that the computer problem is not their fault: a ticket has been opened (who did it? When will it be resolved? Mystery). The incredible thing is that there is no plan B: sending the Nulla Osta via a PEC, an email, an ordinary letter or even a carrier pigeon. None of this, it has to be done only via the internal IT route, which is currently broken down. So Dr. Who got to know Italy and got to know it so well that he will never go back, even if he is now a prisoner like Tom Hanks in ‘The Terminal’. For those of us who are here and have done everything we can to solve this stupid problem with dramatic consequences for Dr. Who’s life and career, there remains the humiliation of living in a country where the computerisation of public administration means putting citizens in the hands of nonsensical procedures whose responsibility lies with some obscure personage who can hardly ever be identified. 

La discussione sulla guerra fuori dall’Italia 

Per capire come sia la discussione sulla guerra fuori dall’Italia è possibile ascoltare, ad esempio, un dibattito che si è tenuto poco tempo fa: si tratta di uno dei “Munk Debates”, una serie semestrale di dibattiti sulle principali questioni politiche che si tengono a Toronto in Canada. Sono gestiti dalla Fondazione Aurea, una fondazione di beneficenza fondata da Peter Munk, fondatore di Barrick Gold, e da sua moglie Melanie Munk.

Nel dibattito che si è tenuto il 13 maggio 2022, che ha avuto come argomento la guerra tra Russia e Ucraina, ed in particolare come risolvere la crisi in corso, hanno preso parte quattro importanti personaggi che hanno avuto una discussione sostenendo due “mozioni” contrapposte: da una parte Stephen Walt (politologo statunitense, docente di politica internazionale presso la John F. Kennedy School of Government dell’Università Harvard) e John Mearsheimer (politologo americano e studioso di relazioni internazionali, che appartiene alla scuola di pensiero realista ed è professore presso l’Università di Chicago; è stato descritto come il realista più influente della sua generazione) e dall’altra Michael McFaul (accademico e diplomatico americano; è stato ambasciatore degli Stati Uniti in Russia dal 2012 al 2014) e Radosław Sikorski (politico, giornalista e politologo polacco; è stato ministro degli Affari esteri dal 2007 al 2014).

Il dibattito si è svolto con una introduzione di 5 minuti iniziali per ogni relatore per illustrare la propria posizione, poi gli interventi continuano con un moderatore. Riporto quasi integralmente qui di seguito le quattro diverse posizioni iniziali così come era la scaletta degli interventi.

Prosegue qui

Dibattito sulla guerra

L’analisi che mi convince è quella Mearsheimer per varie ragioni prima di tutto perché ha scritto tutto nel 2014 ed ha sempre mantenuto la stessa posizione. Poi inserisce la sua analisi in quadro teorico, quello delle grandi potenze e del realismo, che a me sembra abbastanza solido (per quanto possa essere solida una teoria che si occupa di una cosa del genere). Nel suo libro presenta un’analisi storica dal congresso di Vienna in poi in cui interpreta gli avvenimenti alla luce del quadro teorico realista ed è abbastanza convincente. Sulla Russia dice: prima c’era lo Zar, poi i comunisti e poi Putin ed il problema non è cambiato perché è sempre rimasta una grande potenza (a parte il periodo di Eltisin … ). Sostiene che gli USA hanno avuto lo steso comportamento di fronte ad una minaccia con la crisi dei missili a Cuba: per loro era una minaccia e si sono mossi di conseguenza trovando poi un compromesso sui missili in Turchia con i russi. Insomma JM ha fatto una previsione basata su un quadro teorico solido e ci ha visto giusto per questo è assurdo che sia bannato dal dibattito pubblico una posizione del genere perchè all’estero non lo è. Qui sotto un mio commento pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 23.5.2022.

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