La pandemia come il terremoto non si prevede, ma si monitora

La ricerca scientifica è stata a lungo trascurata in termini di finanziamento, attenzione politica, importanza pubblica e culturale. La pandemia ha cambiato questa situazione: il valore della ricerca è stato riconosciuto, i finanziamenti sono stati annunciati e i ricercatori sono alla ribalta. Tuttavia, questa nuova situazione non è priva di pericoli. A volte gli scienziati intervistati in qualche talk show si allontanano dalla loro area di competenza, come quando i virologi parlano di epidemiologia, i biologi di politica sanitaria e così via. Per questo, gli scienziati hanno spesso diversi punti di vista su argomenti che sono lontani dal proprio dominio professionale: questo non è sorprendente, ma può confondere l’opinione pubblica che considera gli scienziati come i detentori della verità ultima. Come è possibile che ci siano molte verità “ultime” a volte opposte? Continue reading La pandemia come il terremoto non si prevede, ma si monitora

Italy wakes up to science

italy_map-738x443Pandemic should prompt discussion of what research can and can’t do, says Francesco Sylos Labini

Research has long been overlooked in Italy­­—financially, politically and culturally. But the Covid-19 pandemic has changed all that. The value of research is now being recognised, with funding announced and researchers experiencing a new prominence. This new relationship between science, politics and the media is not without its dangers, though.

The media is unaccustomed to explaining and scrutinising the technicalities of epidemiology and public health. In interviews, researchers are sometimes tempted to stray beyond their area of expertise, and politicians can be tempted to shift the blame for policy missteps onto scientific advice and the researchers who provide it. Throw differing scientific viewpoints into the mix, and it is not surprising the public may sometimes be confused—especially if scientists are portrayed as, or expected to be, the arbiters of ultimate truth.

The pandemic has highlighted the need for Italy to take a nationwide crash course in epistemology. In particular, scientists—and the media and policymakers—need to be clear about what science can and can’t do. This is particularly the case when scientific predictions are informing policy decisions.

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Scienza e politica: dati, crisi e previsioni

La crisi pandemica del Covid-19 ha imposto all’ordine del giorno un dibattito sul rapporto tra scienza e politica. Si chiedono in molti  che cosa abbiano fatto mai gli «esperti» per prevedere e evitare questa crisi: sembra che i virologi, gli epidemiologi, i biologi (la competenza specifica viene spesso e volentieri confusa) si siano fatti trovare completamente impreparati da questa crisi, un po’ come gli economisti con la crisi del 2008 o i geologi con i vari terremoti che sono recentemente avvenuti. L’opinione pubblica, guidata da media confusionari quando non semplicemente non all’altezza, assiste sempre più  confusa a questa incapacità della scienza di fornire risposte precise e affidabili; i riflettori che si sono accesi sulla ricerca stanno mettendo luce su una situazione che sembra vieppù imbarazzante. Continue reading Scienza e politica: dati, crisi e previsioni

Roars supera i 24 milioni di contatti

Il sito Roars è stato fondato da un gruppo di docenti e ricercatori, tra cui lo scrivente, nel settembre del 2011 ed ha iniziato a funzionare propriamente nel gennaio del 2012. Oggi, 9 anni e mezzo dalla sua fondazione ha superato 24 milioni visite, 50 mila commenti, con circa 4000 articoli scritti da 400 autori, la maggior parte docenti universitari e ricercatori italiani ed anche stranieri, ma anche insegnanti di scuola media superiore e persone che a vario titolo sono intervente nel dibattito pubblico sull’università e la ricerca. E’ il blog più seguito su queste tematiche e da poco si occupa anche di scuola.

 

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I dati sui morti ci sono. È ora di metterli a disposizione di tutti

I dati sulla diffusione dell’epidemia mostrano una frenata nella sua diffusione che però continua a persistere più a lungo di quanto sperato. Per programmare una “fase 2” è dunque di cruciale importanza capire i motivi di questo rallentamento. Ci sono vari fattori che vanno considerati. L’andamento che osserviamo su scala nazionale è dovuto alla somma degli andamenti di diverse Regioni e anzi di diversi gruppi di Comuni in ogni Regione. L’epidemia si è sviluppata in ognuno in tempi diversi. Dunque, il dato nazionale è una somma incoerente di andamenti eterogenei e già questo rende difficile una previsione anche su scala regionale. Inoltre, la rete su cui l’epidemia si sviluppa è complessa: pochi siti (persone o luoghi) sono molto connessi e tanti siti sono poco connessi. Queste reti sono inclini alla diffusione e alla persistenza delle infezioni qualunque sia il tasso di diffusione. In questa situazione avere dei dati affidabili che mostrano come l’epidemia si sviluppa è la chiave per poter predisporre le misure adeguate al suo contenimento e programmare un eventuale rilassamento delle misure fin qui adottate a tappeto sul territorio nazionale. I dati al momento sono un punto dolente e non danno una rappresentazione adeguatamente precisa della situazione da poter suggerire misure ad hoc per i diversi territori. Eppure, dei dati migliori sono sicuramente disponibili ma al momento non sono pubblici.

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Covid-19: dove trovare i dati subito!

di Gaetano Salina e Francesco Sylos Labini

L’andamento della mortalità legato Covid-19 in Italia rappresenta una delle informazioni fondamentali per monitorare l’andamento temporale dell’epidemia: altre serie temporali come il numero di positivi o il numero di ospedalizzati possono essere affette da errori sistematici che ne rendono poco significativo l’uso.  Tuttavia, anche per il numero dei decessi uno dei punti dibattuti riguarda il fatto che non vengono fatti i tamponi a tutte le persone decedute cosa che potrebbe portare a sottostimare anche di un fattore 2/4 o anche più, il numero reale di decessi dovuti all’epidemia. In uno dei comuni più colpiti dall’epidemia, Nembro in provincia di Bergamo, è stata fatta una semplice analisi: tra gennaio e marzo 2020 ci sono stati 158 decessi, mentre  la media storica nello stesso periodo temporale è di circa 35. Ci sono stati cioè 123 decessi più della media: di questi solo 31 sono ufficialmente attribuiti al Covid-19, all’esito dello specifico tampone. Questo implica che i restanti 92 decessi non sono classificati come dovuti al Covid-19: il numero di decessi anomali rispetto alla media che Nembro ha registrato nel periodo di tempo preso in considerazione è pari a 4 volte quelli ufficialmente attribuiti al Covid-19.  Tuttavia, se si analizza l’andamento dei decessi in funzione del tempo si nota che la distribuzione temporale di questi 92 segue perfettamente l’evoluzione dei decessi Covid-19.   Continue reading Covid-19: dove trovare i dati subito!

Il coronavirus e le previsioni scientifiche ad uso sociale

Si racconta che un Faraone d’Egitto per ringraziare un suo ospite del dono del gioco degli scacchi, gli chiese cosa volesse in cambio. L’interpellato rispose che voleva solo del riso: un chicco sulla prima casella della scacchiera, due chicchi sulla seconda, quattro sulla terza e così continuando fino alla sessantaquattresima casella. La somma del grano richiesto è però più di diciotto miliardi di miliardi di chicchi, un numero astronomico. La crescita esponenziale esemplificata da questa storia è poco intuitiva ma capita spesso intorno a noi: ad esempio, gli eventi meteorologici catastrofici hanno origine da una crescita esponenziale di piccole perturbazioni.

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Lode allo Spallanzani, ma i ricercatori italiani che vita fanno?

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Intervista a Francesco Sylos Labini di Marco Veruggio

Dopo la notizia che un team di ricercatrici dell’Istituto Spallanzani ha isolato il coronavirus tutti a sperticarsi in lodi alla ricerca italiana e ai centri di eccellenza della sanità pubblica. Ieri le maggiori testate si inchinavano a Francesca Colavita, la ricercatrice precaria che guadagna 1.500 euro al mese, e alle altre artefici dell’impresa. Il Corriere della Sera dedicava persino una scheda con tanto di fotografia a ciascuna. Ma l’impressione è che si tratti del classico quarto d’ora di gloria, un po’ anche per mettersi a posto con la coscienza, per ripiombare immediatamente nel tran tran dei tagli alla ricerca e degli editoriali del Corriere in cui Giavazzi e Alesina ci spiegano che le università pesano troppo sulla fiscalità generale, indicando la Bocconi come modello virtuoso. Per uscire dalla logica della pacca sulla spalla abbiamo chiesto a Francesco Sylos Labini, astrofisico, saggista e fondatore del sito Roars, dedicato alla politica dell’università e della ricerca, di spiegarci in che situazione versano i ricercatori italiani prima che il sipario dell’attenzione mediatica si richiuda sui loro destini incerti. Continue reading Lode allo Spallanzani, ma i ricercatori italiani che vita fanno?