Contributo di al convegno «Attualità del pensiero di Paolo Sylos Labini» (Fondazione di Vittorio, Roma, 23 gennaio 2026).

Per gli economisti classici come Adam Smith, David Ricardo e John Stuart Mill l’economia aveva il compito di scoprire le leggi naturali che regolano la produzione, la distribuzione e il consumo della ricchezza, con l’obiettivo di favorire la prosperità delle nazioni. Al centro della loro analisi vi era anche lo studio dell’accumulazione del capitale e della crescita economica, considerati fattori essenziali per l’espansione della produzione e il miglioramento delle condizioni di vita nel lungo periodo. L’attenzione all’accumulazione rifletteva la consapevolezza che il progresso economico non dipendeva solo dall’efficienza allocativa, ma anche dalla capacità di reinvestire parte del surplus prodotto per ampliare la base produttiva. L’economista era dunque chiamato ad analizzare il funzionamento del sistema economico nel suo insieme, spiegare la distribuzione del reddito tra le classi sociali (lavoratori, capitalisti e proprietari terrieri), e offrire criteri razionali e morali per orientare le politiche pubbliche. L’economia non era intesa solo come scienza tecnica, ma come disciplina etico-politica, capace di guidare il buon governo e il progresso sociale, in un contesto di libera concorrenza e di intervento pubblico limitato. Oggi la situazione sembra sia cambiata. Gli economisti (mainstream) godono attualmente di una legittimazione pubblica basata esclusivamente sul loro ruolo tecnico, in quanto detentori di un sapere che pretenderebbe di offrire risposte scientificamente fondate ai grandi problemi della società. Troppo spesso, però, questa presunta oggettività maschera una scarsa comprensione delle dinamiche reali. Presentare l’economia come una scienza capace di fornire soluzioni univoche e neutrali a questioni complesse serve a far apparire come inevitabili decisioni che sono, in realtà, scelte politiche. In questo modo, ogni connotazione politica è stata rimossa e sostituita da un rigore pseudo-formale che ha prodotto un duplice effetto: da un lato, ha fatto passare scelte ideologiche per soluzioni tecniche; dall’altro, ha svuotato l’economia del suo significato originario, trasformandola in una sorta di pseudo-scienza. [Continua sotto]

Leave a comment