Presentazione del libro “Rischio e Previsioni” al dipartimento di Economia e Management dell’Universita’ di Ferrara con Caterina Colombo e Paolo Pini. Giovedi’ 6 ottobre 15-17 
Presentazione del libro “Rischio e Previsioni” al dipartimento di Economia e Management dell’Universita’ di Ferrara con Caterina Colombo e Paolo Pini. Giovedi’ 6 ottobre 15-17 

Di Giovanni Pascuzzi
1. Un libro di epistemologia
Carrellata sugli statuti epistemologici delle diverse scienze
Critica a chi nasconde dietro il tecnicismo scelte politiche (p.115)
Valutazione = ridurre un problema politico a un problema tecnico (p. 137)
Continue reading Appunti sulla presentazione del libro di Sylos Labini
Ma gli economisti perchè vengono sempre presi di sorpresa dalle crisi economiche (la domanda viene dalla Regina Elisabetta…) ? Solo incompetenza o c’è qualcosa di più? E l’economia può dirsi vera scienza o siamo nel campo delle opinioni senza una reale base scientifica a differenza per esempio dalla fisica e dalla termodinamica? E infine, quanto credito c’è ancora da dare agli economisti classici che con i loro modelli non ne azzeccano mai una? Ne discutiamo sabato 24 settembre sera con Francesco Sylos Labini e Sergio Di Cori Modigliani a Villa mercede alle 19, con l’occasione della presentazione del libro “Rischio e Previsione” nell’ambito del MOM Festival.


Un libro che fa riflettere
Francesco, ho terminato la lettura del tuo libro, che mi ha fatto molto riflettere. Il rigore con cui affronti i temi e’ tipico dello scienziato, ma nonostante la complessità degli argomenti in tutta la trattazione non c’e’ una sola equazione o un solo grafico, e questo dimostra un rilevante sforzo divulgativo. Ma l’ultima frase e’ come l’ultima scena di un film, a cui ripensi mentre esci dal cinema. E’ un colpo duro da incassare. Penso che il libro dovrò rileggerlo, se non tutto almeno alcune parti, e metterlo in relazione alle mie esperienze umane, scolastiche e professionali prima di poter dire di aver capito. Sono certo che mi aiuterà a riformulare alcune mie convinzioni o se non altro ad “essere meno ignorante”.
Grazie per il tuo impegno ed il tuo lavoro, Enrico Vitali
Una critica al pensiero economico dominante e alla sua presunzione di scientificità. Da leggere anche solo per il primo capitolo Continue reading Qualche commento sul libro
Di Daniela Palma per KeynesBlog

La scienza come chiave di lettura della più grave crisi economica del secondo dopoguerra. E’ questa l’originale idea che anima il saggio di Francesco Sylos Labini “Rischio e previsione. Cosa può dirci la scienza sulla crisi” (Laterza 2016, pp. 262, Introduzione di Donald Gillies) in un’ampia discussione il cui obiettivo è quello di mostrare in che misura una visione distorta e sbagliata della scienza nell’economia mainstream, rappresentata dalla scuola neoclassica, abbia contribuito alla crisi e come, l’assenza di una correzione di rotta, sia destinata ad aggravarla. “Perché nessuno se ne è accorto per tempo?” chiedeva la regina Elisabetta ai professori della London School of Economics all’indomani del fallimento di Lehman Brothers nel 2008, ma la domanda sembra essersi persa nel vuoto. Dopo otto anni, infatti, gli economisti neoclassici, fautori dell’idea che il mercato sia dotato di una capacità di autoregolazione e della bontà delle politiche liberiste, non solo sono ben lontani dal fare ammenda, ma sono anche ben saldi nel rivendicare a gran voce la scientificità del cosiddetto principio di “efficienza” dei mercati formulato da Eugene Fama, facendone il cardine interpretativo della realtà economica. Di scientificità, tuttavia, non vi è nessuna traccia, poiché – come l’autore ben illustra lungo tutta la prima metà del volume dedicata anche ad un’estesa rassegna del dibattito epistemologico sul metodo scientifico – è il costrutto dei mercati efficienti ad essere incompatibile con i principi del metodo scientifico, negando la possibilità stessa di effettuare previsioni (e dunque di verificare il modello interpretativo alla luce dei dati reali).
Continue reading Cosa ha da dirci la scienza sulla crisi economica
Il giorno 27 settembre si terrà la presentazione del libro di Francesco Sylos Labini “Rischio e Previsione. Cosa può dirci la scienza sulla crisi”. L’evento si articolerà in due momenti;
11.30-13.00 aula R2 Mesiano, Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica -DICAM – un seminario di presentazione del libro con l’autore Francesco Sylos Labini.
ore 14:30-17:30 Facoltà di Giurisprudenza Università di Trento, via Verdi 53 – Trento, Sala Conferenze, Presentazione del volume “Rischio e Previsione” con Francesco Sylos Labini


Da marzo scorso in libreria nella collana Sagittari Laterza. Qui sotto un video di presentazione del libro (grazie a Roberto Carotenuto!) . A questo link commenti, recensioni, e altro materiale sul libro

Giovedì 28 LUGLIO CIVITANOVA ALTA Ore 17:30 – TEATRO ANNIBAL CARO Teatro della Scienza e della Filosofia Rischio e previsione. Cosa può dirci la scienza sulla crisi Con FRANCESCO SYLOS LABINI Introduce Matteo Massicci

M: Un ultimo punto. L’egemonia culturale imposta da questo paradigma economico ha intaccato anche la nostra idea di benessere, definito solo in relazione alla crescita del PIL nazionale: la massimizzazione del profitto è identificata con il benessere. Per non parlare dell’impatto ambientale della crescita: nessuna norma che mira a riequilibrare il mercato può riequilibrare la perdita di biodiversità, dovuta ad esempio a deforestazione o inquinamento industriale. I futuri modelli economici non dovrebbero mirare a ridefinire l’idea di benessere collettivo?
FSL: Sicuramente! La crescita e lo sviluppo sono due cose diverse. Il PIL può crescere fabbricando mine antiuomo e lo sviluppo può avvenire aumentando il tasso di scolarizzazione inferiore o superiore, cosa che non rientra nel computo del PIL. La misura quantitativa di per sé non riesce a cogliere la realtà nella sua complessità e si focalizza solo su qualche suo aspetto molto parziale e vagamente connesso con ciò che si vorrebbe misurare: questo è un problema ricorrente nelle misure pseudo-quantitative che si sono molto diffuse in ogni campo dell’attività umana proprio per la volontà di dare un valore a qualsiasi cosa. Basti pensare che, ad esempio, oggi gli articoli scientifici si chiamano prodotti!
In realtà la risorsa fondamentale di ogni paese non è tanto il PIL, che può aumentare semplicemente vendendo risorse naturali per i paesi che le possiedono, ma è la diversificazione della sua struttura produttiva e del suo sistema di ricerca. E’ questa diversificazione che determina la potenzialità di sviluppo. In ultima analisi, questa è legata allo sviluppo infrastrutturale materiale e di conoscenze di ogni paese, che è rappresentato dall’insieme delle capacità produttive, delle materie prime, del livello d’istruzione medio, della qualità dell’istruzione avanzata e del sistema della ricerca di base, delle politiche del lavoro, della capacità di trasferimento tecnologico dall’accademia al sistema produttivo, del livello di welfare sociale, di una burocrazia e di un sistema di leggi efficienti. In pratica, da tutto ciò che concorre a creare un ambiente adatto allo sviluppo economico e civile. I beni si possono importare o esportare, mentre queste capacità sono intrinseche a ogni paese.
In breve, una risorsa fondamentale di ogni paese è determinata dalla complessità della sua struttura produttiva e della conoscenza; lo sforzo per lo sviluppo dovrebbe essere indirizzato a generare le condizioni che permettono l’emergenza della complessità per produrre crescita e prosperità. Lo sviluppo economico aumenta le capabilities di un paese e dunque anche il suo grado di sviluppo civile: questo permette, a sua volta, di favorire l’innovazione, che fornisce un vigoroso impulso allo sviluppo economico. Questo circolo tra sviluppo economico e sviluppo civile rende possibile non solo la crescita del PIL, ma lo sviluppo vero e proprio di un paese.
Seguito dell’intervista pubblicata su Micromega a cura di Olmo Viola e Francesco Suman clicca qui per leggere la versione integrale e qui per le varie puntate su questo blog