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La Cina secondo Pino Arlacchi

Recensione del libro di Pino Arlacchi La Cina spiegata all’Occidente

L’interesse attuale per la Cina coincide con l’interesse per il cosiddetto “miracolo cinese”: il più grande e rapido miglioramento delle condizioni di vita per il maggior numero di persone nel più breve arco di tempo mai registrato nella storia dell’umanità. Dal 1980 al 2020, la percentuale di popolazione che viveva in povertà estrema è stata completamente azzerata: si è passati da circa il 70% nelle aree urbane e oltre il 90% in quelle rurali a zero. Il PIL pro-capite è aumentato di 12 volte dal 1990, mentre il PIL totale in termini di parità di potere d’acquisto ha superato quello degli Stati Uniti già nel 2015. Circa 700 milioni di persone sono passate dalla povertà alla classe media.

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La Cina Spiegata all’occidente

«È stato più volte notato come mentre la guerra e la conquista erano la maggiore industria dell’Impero romano, nonché fonte di gloria e di ricchezza, la Cina non abbia mai seguito questa strada. Ai giovani cinesi non sono mai stati proposti personaggi equivalenti ad Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone come figure da ammirare e imitare. Ai generali cinesi non venivano dedicati archi di trionfo, e non c’era alcun culto dell’eroe combattente.

L’uomo civilizzato – secondo Confucio, Laozi, Mencio e tanti altri – non fa la guerra, né usa la coercizione fisica per raggiungere i suoi scopi. Solo i barbari ricorrono a questi mezzi, ed è in risposta alle loro aggressioni che bisogna elaborare dei metodi di protezione, anche violenti, ma avendo cura di non replicare la loro mentalità e di non porsi sullo stesso piano.

L’uomo civilizzato non vince le guerre accettando la sfida sul piano della forza bruta e cercando di generarne una maggiore, bensì applicando metodi diversi da quelli del nemico, e rivolgendo semmai la forza bruta contro il nemico che l’ha prodotta».

«La Cina spiegata all’Occidente» | Pino Arlacchi

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I nuovi orizzonti del confronto tra cultura cinese e cultura occidentale”

Martedì 26 novembre ore 16.00

Istituto Cinese di Cultura in Italia, Via degli Scipioni 241, Roma

Tavola rotonda su

“I nuovi orizzonti del confronto tra cultura cinese e cultura occidentale”

interverranno:

  • Pino Arlacchi (professore ordinario di Sociologia, ex vicesegretario generale e direttore esecutivo del programma antidroga e anticrimine dell’Onu)
  • Matteo Caravani (professore di cooperazione internazionale e sviluppo a Roma Tre)
  • Ivan Cardillo (presidente dell’Istituto di Diritto Cinese, Adjunct Professor China University of Political Science and Law.)
  • Francesco Sidoti (professore di criminologia e sociologia all’Università dell’Aquila)
  • Francesco Sylos Labini (dirigente di ricerca presso Roma, Centro Ricerche Enrico
  • Fermi)

Il generale e storico ateniese Tucidide nella sua Storia della guerra del Peloponneso scrisse che «fu l’ascesa di Atene e la paura che questa incuteva a Sparta a rendere inevitabile la guerra». Il termine «trappola di Tucidide» è stato coniato proprio per descrivere la tendenza alla guerra quando una potenza in ascesa (Atene) sfida lo status di una potenza dominante consolidata (Sparta). Già dagli inizi degli anni 2000, per effetto del rapido sviluppo economico stimolato dalla globalizzazione, si poteva dedurre che la Cina e gli Stati Uniti fossero in una rotta di collisione che avrebbe potuto generare importanti tensioni.  Lo spostamento dell’equilibrio di potere verso Oriente è stato dunque più pronunciato con l’ascesa economica della Cina che, sebbene sia stata pacifica dato che non è mai stata coinvolta in alcun conflitto nell’ultimo mezzo secolo, in Occidente è vista con notevole preoccupazione per l’influenza che ha sull’ordine mondiale. Sembra che la storia si destinata a ripetersi, ma questa volta una guerra tra grandi potenze potrebbe essere fatale per l’umanità. Trovare la rotta per evitare la tragedia delle grandi potenze e mettere la pace al centro del dibattito politico dovrebbe essere al centro nell’agenda pubblica