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The Queen’s question

Il 5 novembre 2008, la regina Elisabetta e il duca di Edimburgo visitarono la più importante istituzione accademica per gli studi economici del Regno Unito, la London School of Economics (LSE), per inaugurare un nuovo edificio. Durante la cerimonia di apertura, Sua Maestà pose quella che è passata alla storia come «la domanda della regina». Secondo i quotidiani inglesi, dopo aver discusso della crisi finanziaria globale, che all’epoca stava esplodendo in tutta la sua virulenza, chiese ad alcuni professori della LSE: «Perché nessuno se n’è accorto in tempo?».  #RischioPrevisioni

Rischio e Previsioni, cosa ci dice la scienza sulla crisi

 

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The case against science

Molti osservatori concordano nell’affermare che il problema delle truffe scientifiche, delle frodi e della manipolazione dei dati stia diventando un problema strutturale della ricerca contemporanea. Le cause sono da identificare nella pressione competitiva cui sono sottoposti gli scienziati. Ma non sembra ci siano proposte valide per invertire la rotta…. #RischioPrevisioni Rischio e Previsioni, cosa ci dice la scienza sulla crisi

 

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Dottorandi

La quarta Indagine Annuale promossa dall’ADI su Dottorato e Post-Doc (la versione integrale è scaricabile qui) mostra che i provvedimenti principali degli ultimi anni (il DM 45/2013, poi le Linee Guida sull’accreditamento dei corsi di dottorato del Marzo 2014) hanno portato a una contrazione del numero di posti di quasi il 20%. Con 0,6 dottorandi per 1000 abitanti, siamo uno dei fanalini di coda nell’OCSE e in Europa. #RischioPrevisioni Rischio e Previsioni, cosa ci dice la scienza sulla crisi

 

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Economia è politica

“Non mi interessa chi scrive le leggi di una nazione, o elabora suoi trattati, se io posso scrivere i suoi libri di testo di economia (Paul Samuelson, Premio Nobel per l’Economia). Uno dei grandi inganni dell’economia neoclassica è di far passare come tecniche delle scelte politiche, attraverso una formulazione matematica dei modelli economici:   #RischioPrevisioni

Rischio e Previsioni, cosa ci dice la scienza sulla crisi

 

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L’incapacità di capire il presente e di prevedere il futuro

Molto spesso si è discusso del problema del fallimento delle previsioni in economia. Non c’è dubbio che la gran parte, ma non tutte,  siano sbagliate. Ma ciò che è più grave non è solo non riuscire ad effettuare una previsione corretta, fatto che dovrebbe segnare la linea di demarcazione tra scienza e pseudo-scienza, ma neppure a interpretrare la realtà  presente (e probabilemente neppure quella passata). Ad esempio malgrado le turbolenze nei mercati finanziaria (i subprime) Robert Lucas era fiducioso nella stabilità del sistema economico (forse dovrebbe vedere La Grande Scommessa). Mentre Giavazzi e Alesina, a crisi ormai scoppiata, ne negano la portata. In qualsiasi altro campo scientifico ci sarebbe stata una discussione dei fondamentali: in economia no. Perché? #RischioPrevisioni

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La vuota retorica della strategia di Lisbona

Il programma di riforme economiche approvato a Lisbona, nel 2000, dai capi di Stato e di governo dell’Unione Europea, noto come La Strategia di Lisbona  aveva  come obiettivo principale di raggiungere entro il 2010 una spesa del 3% in Ricerca e Sviluppo da parte dei paesi membri. Solo la Germania e i paesi del Nord Europa sono vicini a questo traguardo mentre il resto degli Stati Membri sono lontanissimi da questo obiettivo. Se la violazione di una innumerevole serie di parametri finanziari viene penalizzata dalla Commissione Europea, non si ha notizia di una qualche forma di pressione (che pure si può immaginare) per far rispettare agli stati gli accordi della Strategia di Lisbona. Che appunto rimane un esercizio retorico. Siamo nella società e nell’economia della conoscenza: ma siamo chi?

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La debolissima ricerca privata italiana

In Italia il sistema universitario  prepara i laureati per un mercato più avanzato di quello interno: la spesa BERD delle aziende in R&S è tra le più basse del continente Europeo,  la produzione di merci HighTech è sempre più marginale e il numero di ricercatori/occupati nel settore privato (vedi figura) è anche bassissimo. Questi dati mostrano l’insufficienza di domanda di competenze qualificate da parte delle aziende italiane e con essa la “ridondanza” di laureati malgrado il fatto che la percentuale di laureati in rapporto alla popolazione (fascia di età 30-34 anni) sia la metà che nel resto dei paesi OCSE. In buona sostanza scuola e università [che] di fatto formano individui adatti al mercato del lavoro nei Paesi in assoluto più progrediti. Mentre il mondo delle aziende in Italia non è capace di darglielo, un lavoro“.   #RischioPrevisioni – Rischio e Previsioni, cosa ci dice la scienza sulla crisi

 

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La crescita delle disuguaglianze

Per misurare la disuguaglianza nella distribuzione del reddito (o, ad esempio, della ricchezza) in un paese si può usare il coefficiente di Gini:  il valore zero  corrisponde alla situazione in cui tutti percepiscono lo stesso reddito;  il valore uno  corrisponde ad una sola persona che percepisce tutto il reddito del paese. Durante gli ultimi trent’anni l’indice di Gini è cresciuto in quasi tutti i paesi industrializzati. Gli Stati Uniti rappresentano uno dei paesi con le maggiori disuguaglianze sia nel reddito sia nella ricchezza: ad esempio, la famiglia Walton, fondatrice di Walmart, ha una ricchezza piùgrande del 42% delle famiglie americane messe insieme. La crescita delle disugaglianze è il risultato di una politica molto precisa che ha invesitito tutta la società, ricerca scientifica compresa: qual è l’ideologia che la sostiene?  #RischioPrevisioni – Rischio e Previsioni, cosa ci dice la scienza sulla crisi

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