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Chinese solar can save us from the climate crisis


Like every year, the European Center for Medium-Range Weather Forecasts (Ecmwf), an independent European intergovernmental organisation, presented data relating to the Copernicus space programme, the European Union’s flagship program for Earth observation, the monitoring of the atmosphere and climate change. The situation, in the almost generalized indifference, is increasingly dramatic. 2024 has been confirmed as the warmest year on record since 1850, with a global average temperature of 15.1°C, beating the previous warmest year 2023 by 0.12°C. This places it at 1.6°C above an estimate of the pre-industrial level, making it the first calendar year to exceed the 1.5°C threshold.

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Dalla crisi climatica può salvarci il solare cinese

Come ogni anno il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf), un’organizzazione intergovernativa europea indipendente, ha presentato i dati relativi al programma spaziale Copernicus, il programma di punta dell’Unione europea per l’osservazione della Terra, il monitoraggio dell’atmosfera e dei cambiamenti climatici. La situazione, nell’indifferenza quasi generalizzata, è sempre più drammatica. Il 2024 è stato confermato come l’anno più caldo mai registrato dal 1850, con una temperatura media globale di 15,1°C, superando il 2023, precedente anno più caldo, di 0,12°C. Questo lo colloca a 1,6°C sopra una stima del livello preindustriale, rendendolo il primo anno solare a superare la soglia di 1,5°C.

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Altro che social: le fake news stanno sui giornali

In Italia, come in altri Paesi occidentali, la gran parte dei mezzi di informazione è controllata da pochi gruppi editoriali che sono nelle mani degli ultraricchi: Cairo (Corriere della Sera, La7), Agnelli (RepubblicaLa Stampa), famiglia Berlusconi (Mediaset), Caltagirone (Il MessaggeroIl Mattino, ecc.), Angelucci (Il GiornaleIl TempoLibero, ecc.). Il risultato di questa sovrapposizione tra potere mediatico ed economico è il condizionamento dell’informazione che ha comportato una perdita di credibilità e prestigio e lettori. Dal 2013 al 2020, secondo i dati di Accertamenti diffusione stampa (Ads), che molti considerano sovrastimati, i quattro maggiori quotidiani italiani (Corriere della SeraLa RepubblicaIl Sole 24 Ore La Stampa) hanno perso tra il 44 e il 54% delle copie. Tendenze analoghe sono riscontrate in altri Paesi occidentali: nel Regno Unito nello stesso periodo i maggiori quotidiani hanno avuto un calo del 30%, mentre il Washington Post ha perso 77 milioni di dollari nel 2023 e metà dei lettori dal 2020.

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Compasses as Guides in the Twilight Where “Monsters” Form

This essay is envisioned as an ideal logbook for these stormy times, aiming to provide an organic, albeit broad, framework to interpret the significant and rapid changes shaping the present. Its primary goal is to offer a compass to help understand the historical period we are living through. However, an analytical effort is necessary to pave the way for reflecting on possible paths to break free from the dominant ideology of the past 40 years: the “there is no alternative” mantra of all-against-all competition reminiscent of Thatcherism. In the current context, seeking an alternative has become both necessary and urgent.

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Bussole come guida nel chiaroscuro dove si formano i “mostri”

Questo saggio si presenta come un diario di bordo ideale in questi tempi tempestosi, che ha l’obiettivo di fornire un quadro organico, seppur macroscopico, per interpretare i grandi e rapidi cambiamenti che caratterizzano l’attualità. La sua principale finalità è offrire una bussola che possa aiutare a comprendere il periodo storico che stiamo vivendo. Tuttavia, uno sforzo analitico è necessario per aprire la strada ad una riflessione sulle possibili vie da percorrere per uscire dall’ideologia dominante degli ultimi 40 anni, il “there is no alternative” alla competizione di tutti contro tutti di memoria thatcheriana. Nell’attuale contesto, cercare l’alternativa è diventato necessario e impellente.

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Il declino Usa, la Russia e la catastrofe atomica

Domani, alla Fondazione Di Vittorio di Roma (e in diretta streaming sul loro canale YouTube), si terrà la lectio di Jeffrey Sachs Geopolitics of a changing World: how to avoid Thucydides’s trap. Anticipiamo qui uno stralcio dell’intervento di Francesco Sylos Labini, tra gli ospiti dell’incontro.

Jeffrey Sachs dall’inizio della guerra in Ucraina è stato un riferimento imprescindibile per capirne le ragioni. Sachs si trovava nella sala del Cremlino quando Eltsin firmò il decreto di dissoluzione dell’Urss nel 1991, il Big Bang della nostra epoca. Da quel momento, invece che alla “fine della storia”, abbiamo assistito all’apertura del vaso di Pandora da cui sono fuoriusciti i mostri che popolano l’incubo attuale.

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Todd, l’Occidente sta perdendo la sua sfida politica e intellettuale

La guerra in Ucraina ha sancito la fine del primato militare, economico e intellettuale dell’Occidente: questa è la tesi dell’antropologo francese Emmanuel Todd nel suo libro recente che corrisponde alla “sconfitta dell’Occidente”. In effetti, la produzione di armi dell’intero Occidente non ha retto il confronto con la produzione della Russia a fronte del fatto che gli Stati Uniti, i principali fornitori di armi all’Ucraina, hanno avuto un investimento nel 2023 di 900 miliardi di dollari in spesa militare, mentre la Russia “solo” 100 miliardi. La differenza tra questi numeri è impressionante e per capire come sia stato possibile che la Russia abbia retto si deve considerare che la produzione di armi in Occidente è un settore la cui priorità è ricerca del profitto, mentre in Russia le imprese del settore sono di proprietà dello Stato il cui principale obiettivo è la sicurezza.

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La Cina sforna scienziati. Draghi pensa al turismo

La spettacolare crescita della Cina ci insegna che volendo è possibile cambiare le cose, e anche piuttosto velocemente. Vediamo qualche numero per quello che riguarda ricerca e innovazione. Qualche mese fa l’Economist ha pubblicato un articolo dal titolo La Cina è diventata una superpotenza scientifica: la Cina ha infatti superato gli Stati Uniti e l’intera Unione europea per numero di articoli scientifici di grande impatto prodotti ogni anno e la crescita è stata incredibilmente rapida: “Nel 2003 l’America ha prodotto 20 volte più articoli ad alto impatto rispetto alla Cina, nel 2013 4 volte e, nell’ultima analisi dei dati, che esamina gli articoli del 2022, la Cina ha superato sia l’America sia l’intera Unione europea”. La Cina è oggi un importatore netto di scienziati: “Dalla fine degli anni 2000, sono più gli scienziati che rientrano nel Paese che quelli che ne escono”; inoltre, nel 2020 le università cinesi hanno rilasciato 7 volte più lauree in Ingegneria rispetto agli Stati Uniti. Entro il 2025, si prevede che le università cinesi produrranno quasi il doppio dei dottori di ricerca in scienza e tecnologia rispetto agli Stati Uniti

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The new feudalism of social media censorship

Last May, the United Nations General Assembly voted on a motion for the recognition of Palestine, with 143 votes in favor, 25 abstentions (including Italy), and 9 against (including the United States). While the vote did not have tangible effects, it was significant in highlighting the international isolation of Western countries and stirring consciousness. Academic communities in Western countries have shown sensitivity to the issue, partly due to student pressures, with students being the first to show solidarity for the ongoing monstrous massacre. However, little institutional progress has been made. In Italy, the Academic Senate of the University for Foreigners in Siena unanimously approved a document on the events in Gaza, condemning “the excessive retaliation carried out by the State of Israel in Gaza in response to the heinous and unjustifiable massacre committed by Hamas on October 7, 2023.” More recently, the Academic Senate of the University of Siena, with a unanimously approved motion, addressed the Parliament and government to have “Italy join the many countries worldwide that officially recognize the State of Palestine.” Given the importance of the document, the website Roars.it, dedicated to university and research politics and run by a team of university professors of which I am a part, published and shared the document on Facebook, which, however, refused its publication. This situation calls for a reflection on freedom of expression, which, from a constitutional right, transforms into arbitrary concessions by platform owners. This is not an isolated case but a systematic policy of suppressing any critical voices toward Israel.

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Voting against the pipers of the atomic apocalypse.

Noam Chomsky, one of the most insightful living intellectuals, gave the most striking definition of the war in Ukraine: “The reason for insisting on calling it an ‘unprovoked invasion’ is that it is well known that it was provoked. In fact, there have been extensive provocations dating back to the 1990s. This is not just my opinion, but the opinion of almost all top-level US diplomats and anyone with open eyes can see it, whether they are hawks or doves, anyone who knows something about it. Of course, the fact that it was provoked does not imply that it is justified; these are two different things.”

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