Tag Archives: Il Fatto Quotidiano

The EU and the Failure of Delors’ Dream


In the 1990s, then–European Commission President Jacques Delors launched the vision of a “knowledge economy” as the strategy for the continent’s future.

Amid globalization, the digital revolution, the rise of Asian economies, offshoring, and growing financialization, Delors warned of the risk that Europe would fall behind if it continued to rely solely on traditional industry and the internal market. His idea was clear: knowledge, innovation, and education had to become the new drivers of development. Education and research were to be considered productive resources on par with, if not more important than, capital and labor.

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Atomic: The Narrative that Manipulates History

The Doomsday Clock has been moved to just 89 seconds before midnight, a symbol of nuclear catastrophe. This clock measures the likelihood of a man-made global disaster, according to the Bulletin of the Atomic Scientists, the non-profit organization that has run it continuously since 1945, when it was founded by Albert Einstein and several former Manhattan Project scientists.

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Clima: Stampa e tv fanno finta che vada tutto bene

L’estate italiana tra giugno e luglio 2025 ha vissuto un’ondata di caldo eccezionale, con temperature record e impatti drammatici sulla salute pubblica, l’ambiente urbano e i servizi essenziali. Eppure, secondo il report dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace, solo in circa un caso su quattro le notizie televisive hanno collegato queste ondate al cambiamento climatico: nella stragrande maggioranza dei casi l’origine antropica del fenomeno non è menzionata, o al massimo viene citata in modo superficiale. I principali quotidiani risultano ancora più carenti: quasi il 70 % degli articoli dedicati alle ondate di calore non fa alcun riferimento al riscaldamento globale. Quando lo fa, lo fa come nota introduttiva, senza approfondire le cause vere e proprie come le emissioni di gas serra

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Lavoro, pace e conflitti: perché andare a votare

Secondo gli ultimi dati resi noti dall’Istat (febbraio 2025) l’indice della produzione industriale ha registrato una contrazione del 2,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Questo calo accentua un problema strutturale di lungo periodo: la produzione industriale italiana è diminuita in modo significativo sin dalla crisi del 2008. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, tuttavia, non sembra preoccuparsi di questo prolungato declino sistemico. Da un lato, ha annunciato in Parlamento che lo spread è sceso sotto i 100 punti, affermando che “il debito italiano è più affidabile di quello tedesco” – ignorando che ciò significa, in realtà, che il debito italiano paga 100 punti base, ossia l’1%, in più di interessi rispetto a quello tedesco, proprio perché è considerato meno affidabile.

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With Good versus Evil, the war will never end

The debate between Volodymyr Zelensky and Donald Trump in the Oval Office is rooted in two diametrically opposed views on the origins of the war and, consequently, on the path to ending it. Understanding the true causes of the conflict is therefore essential to defining an effective strategy for its resolution.

Zelensky’s approach, shared by European leaders, has been shaped by the dominant narrative in mainstream media: that this is a war of imperialist aggression, in which Putin has chosen to deny Ukraine’s independence, aiming to reintegrate it into Russia, following a logic comparable to that of Nazi Germany in 1939. According to this interpretation, negotiating with an imperialist aggressor would be a sign of weakness, serving only to fuel further expansionism. The only way to stop an aggressor, then, is to show firmness and determination. From this perspective, victory can only come in two ways: on the battlefield or by forcing Russia into total surrender at the negotiating table. In no case, however, should compromises be made—neither for moral reasons nor because it would further exacerbate the situation.

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Col Bene contro il Male la guerra non finirà mai

Il dibattito tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump avvenuto nello Studio Ovale affonda le sue radici in due visioni diametralmente opposte su come abbia avuto origine la guerra e, di conseguenza, su quale sia la strada per porvi fine. Comprendere le vere cause del conflitto è dunque essenziale per definire una strategia efficace per la sua risoluzione.
L’approccio di Zelensky, condiviso dai leader europei, è stato plasmato dalla narrazione dominante nei media mainstream: si tratterebbe di una guerra di aggressione imperialista, in cui Putin avrebbe deciso di negare l’indipendenza dell’Ucraina, mirando a riassorbirla nella Russia, secondo una logica paragonabile a quella della Germania nazista nel 1939. Seguendo questa interpretazione, negoziare con un aggressore imperialista equivarrebbe a una dimostrazione di debolezza, destinata unicamente ad alimentarne l’espansionismo. L’unico modo per fermare un aggressore, quindi, è dimostrare fermezza e risolutezza. In questa prospettiva, la vittoria può arrivare solo in due modi: sul campo di battaglia o costringendo la Russia alla resa totale al tavolo delle trattative. In nessun caso, però, si dovrebbe scendere a compromessi, né per ragioni morali, né perché questo aggraverebbe ulteriormente la situazione.

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From the U.S. to China: The Rise of the Rich and Growing Inequality

In his farewell speech, President Biden warned about the formation of an oligarchy in the United States, made up of ultra-wealthy individuals, describing it as a threat to democracy, fundamental rights, and individual freedoms. However, this oligarchy did not emerge solely under the Trump administration—it has been consolidating over the years of American unipolar dominance, from 1991 to today, with a significant acceleration over the past decade. The flip side of this trend—the increase in inequality—is not just a Western phenomenon; it has also impacted other global economies, including China.

According to the Oxfam 2025 report, between November 2023 and November 2024, the total wealth of the billionaires listed in Forbes increased by a staggering $2 trillion in real terms, with the number of billionaires rising by 204, adding nearly four new billionaires per week. On average, billionaires saw their fortunes grow by $2 million per day, while the ten richest billionaires experienced a daily increase of about $100 million.

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Dagli Usa alla Cina aumentano i ricchi e le disuguaglianze

Nel suo discorso di commiato, Biden ha paventato la formazione di un’oligarchia negli Stati Uniti, composta da super-ricchi, descrivendola come una minaccia per la democrazia, i diritti fondamentali e le libertà individuali. Tuttavia, questa oligarchia non ha iniziato a formarsi con l’amministrazione Trump, ma si è consolidata nel corso degli anni del dominio unipolare americano, dal 1991 a oggi, con un’evidente accelerazione nell’ultimo decennio. L’altra faccia della medaglia, l’aumento delle disuguaglianze, non è un fenomeno esclusivamente occidentale, ma ha interessato anche altre realtà globali, inclusa la Cina. Secondo il rapporto Oxfam 2025, tra novembre 2023 e novembre 2024, la ricchezza complessiva dei miliardari inclusi nella lista di Forbes è aumentata in termini reali di 2.000 miliardi di dollari e il numero dei miliardari è cresciuto di 204 unità, con un ritmo di quasi 4 nuovi miliardari a settimana. In media, i miliardari hanno visto incrementare le loro fortune di 2 milioni di dollari al giorno, ma i 10 miliardari più ricchi hanno registrato una crescita media giornaliera di circa 100 milioni di dollari.

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Even before Trump, the world had rejected U.S. unipolarism

The Biden administration will be remembered for creating the conditions for the return of a devastating war in the heart of Europe, its unconditional support for Israel, and, last but not least, for escalating the economic war with China. The Doomsday Clock, managed by atomic scientists and symbolically counting the time separating us from nuclear apocalypse midnight, has moved from 100 to 90 seconds since Biden’s inauguration. Climate catastrophe is advancing inexorably; the United States has increased oil and gas production. However, the most critical front remains Ukraine, where two nuclear powers face off. The war, provoked by NATO’s eastward expansion—as is now evident to everyone—appears to be entering its final stage. The Trump administration will have to manage an epic defeat, this time not against an asymmetric enemy like in Vietnam or Afghanistan, but against a major power.

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Già prima di Trump il mondo ha respinto l’unipolarismo Usa

L’amministrazione Biden sarà ricordata per aver posto le condizioni per il ritorno di una guerra devastante nel cuore dell’Europa, per il suo supporto incondizionato a Israele e, in ultimo ma non meno importante, per l’acuirsi della guerra economica con la Cina. Il Doomsday clock, l’orologio controllato dagli scienziati atomici che simbolicamente conta il tempo che ci separa dalla mezzanotte dell’apocalisse nucleare è passato da 100 a 90 secondi dall’insediamento di Biden. La catastrofe climatica procede inarrestabile, gli Stati Uniti hanno incrementato la produzione di petrolio e gas, ma il fronte più critico è sempre quello ucraino dove si fronteggiano due potenze nucleari. La guerra provocata dall’avanzamento verso Est della Nato, come ora risulta evidente a chiunque, sembra avviarsi alla sua fase terminale. L’amministrazione Trump si troverà a gestire una sconfitta epocale, questa volta non contro un nemico asimmetrico come nel caso del Vietnam o dell’Afghanistan, ma contro una grande potenza.

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